Decreto flussi: perché governo ignora immigrati che sono già qui, tra cui quelli in Veneto, liberandoli dal lavoro nero e contribuendo alla sicurezza?

Tra 450.000 e 600.000 stranieri vivono e lavorano senza documenti. Ma non rientrano nel Decreto Flussi. Perché?

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Migranti in arrivo, immigrati già presenti ma nascosti e decreto flussi
Migranti in arrivo, immigrati già presenti ma nascosti e decreto flussi

“Il Consiglio dei ministrifonte Il Fatto Quotidiano” – ha appena partorito il nuovo decreto flussi per l’ingresso in Italia di 497 mila lavoratori stranieri nel triennio 2026-2028, con 230 mila unità per lavoro subordinato non stagionale e autonomo e 267 mila stagionali nei settori agricolo e turistico. Oltre ai numeri – il precedente decreto prevedeva 452mila quote -, nemmeno le regole sono cambiate e la realtà rischia di essere la stessa: a fronte di 38 mila visti di ingresso, nel 2023 sono stati rilasciati 9 mila permessi di soggiorno per lavoro, appena il 7,5 per cento delle 136 mila quote previste per quell’anno. Significa che fino a 30 mila persone sono entrate in Italia grazie alla procedura me senza riuscire a regolarizzarsi. In altre parole, il primo decreto flussi di Meloni ha prodotto soprattutto irregolari, fornendo una risposta irrisoria a una domanda di manodopera strutturale”.

In Italia, intanto, vivono, secondo stime attendibili, tra 450.000 e 600.000 immigrati irregolari. Non sono “clandestini” nel senso sensazionalistico del termine. Molti sono entrati legalmente, altri sono richiedenti asilo respinti, altri ancora lavoratori informali mai emersi dal sommerso. Vivono qui. Lavorano qui. Eppure lo Stato fa finta di non vederli.

Ma nessuna di queste quote è pensata per chi già c’è, lavora e aspetta solo di essere regolarizzato. Perché?

Un paradosso italiano: serve manodopera, ma si ignorano i lavoratori invisibili

Le imprese agricole, le famiglie, l’edilizia e il turismo cercano manodopera straniera. E spesso la trovano proprio tra gli irregolari. Che lavorano senza contratto, senza contributi, senza diritti. Sfruttati e ricattabili. Eppure pronti a emergere, se solo venisse offerta una via legale per farlo con, chi può negarlo?, immediati e reali vantaggi per la tanto desiderata maggiore sicurezza, che passa, gioco forza, per minori costrizioni a vivere border line.

Regolarizzarli attraverso il Decreto Flussi – come proposto da giuristi, sindacati e parte della società civile – sembrerebbe una scelta logica: fare emergere il lavoro nero, aumentare le entrate fiscali, garantire sicurezza e stabilità. E invece no.

Il no del governo: “sarebbe un premio all’illegalità”

La risposta dell’esecutivo è chiara: regolarizzare significherebbe “premiare” chi ha aggirato le regole. L’ingresso legale, secondo questa visione, deve avvenire solo dall’estero, tramite canali ufficiali e controllati.

Peccato che questi canali spesso non funzionino: i tempi di attesa per ottenere un nulla osta superano l’anno; le quote vengono gestite con criteri farraginosi; molte domande cadono nel vuoto burocratico.

Nel frattempo, chi è già qui resta escluso da tutto. Né espulso (per mancanza di accordi di rimpatrio), né regolarizzato. Solo sfruttato.

Le sanatorie del passato e il silenzio di oggi

In passato l’Italia ha fatto scelte diverse. Le sanatorie del 2002, 2009 e 2020 hanno portato alla luce centinaia di migliaia di lavoratori stranieri. Hanno funzionato. Ma oggi la parola “sanatoria” è un tabù politico.

Eppure un’alternativa esiste: inserire una quota specifica nei Decreti Flussi per gli stranieri irregolari già presenti, magari legata a contratti di lavoro reali e non in nero o a percorsi di integrazione verificata, con vantaggi per la tanto desiderata sicurezza. Una proposta che sarebbe razionale, equa ed economicamente vantaggiosa. Ma che nessun governo ha il coraggio di proporre.

Una questione di volontà politica

La verità è che l’irregolarità non è un incidente, ma una conseguenza. Di leggi disfunzionali, di decreti-spot, di propaganda e so0n di condiscendenza con estesi fenomeni di sfruttamento.

Eppure l’Italia potrebbe scegliere il realismo, come ha fatto altre volte. Riconoscere che queste persone ci sono. Che lavorano. Che contribuiscono al Pil, black o white che sia. E che tenerle fuori dai circuiti legali non rafforza lo Stato, lo indebolisce.

Il Decreto Flussi potrebbe diventare uno strumento di inclusione e regolarizzazione. Ma servirebbe una visione, e soprattutto il coraggio di uscire dagli slogan.

Flash sul Veneto, come esempio per possibile regolarizzazione lavoratori “irregolari”

  • Popolazione straniera residente: al 1° gennaio 2024, il Veneto conta circa 501.161 stranieri (10,3% della popolazione totale).
  • Quote del Decreto Flussi 2025: la Regione ha ricevuto circa 81 000 quote per ingressi lavorativi.
  • Immigrazione regolare vs irregolare: nonostante il fabbisogno nel comparto agricolo e industriale, molte quote restano non destinate agli irregolari già presenti sul territorio.
  • Esempio concreto: nel 2023, solo 6.300 lavoratori sono stati assunti regolarmente tramite il Decreto Flussi in Veneto.
  • Caporalato e sfruttamento: stagionalmente circa 5.500 lavoratori irregolari subiscono condizioni di lavoro servile – ultimi provvedimenti (es. permessi per braccianti denunciati) riguardano casi limitati, non sistematici (flai.it).

Il Veneto, quindi, come altre regioni, ha una forte presenza straniera già integrata (in famiglia, lavoro, imprese), ma la regolarizzazione tramite le quote resta marginale. Manca così un ponte tra lavoro irregolare e canali legali strutturati.