PFAS, scontro sulla Legge di Bilancio: “Emendamenti killer rinviano i limiti di legge”

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Mentre l’Europa taglia il traguardo storico dei nuovi limiti per i perfluoroalchilici, in Veneto esplode la polemica per la manovra finanziaria. Il Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa (CoVePA), per voce del portavoce Massimo Follesa, denuncia con forza l’approvazione dei commi 622 e 623 della Legge di Bilancio n. 199/2025, che posticipano di sei mesi l’applicazione dei limiti per la “somma di PFAS” nelle acque potabili e sospendono il conteggio di alcune molecole specifiche.

Secondo il CoVePA, questi emendamenti portano la firma di tre senatori di Fratelli d’Italia: Simona Petrucci, Lavinia Mennuni e Matteo Gelmetti. L’associazione sostiene che tali nomi debbano essere associati chiaramente a una scelta legislativa che favorisce l’industria chimica a discapito della salute pubblica, definendo “gravissimo” il fatto che si sospendano norme vitali proprio nel cuore di una crisi ambientale che contamina oltre 180 chilometri quadrati tra Vicenza, Verona e Padova.

“Questi emendamenti killer sospendono l’efficacia delle norme europee sulla qualità dell’acqua potabile”, attacca Follesa, rigettando la motivazione della presunta difficoltà tecnica dei gestori degli acquedotti. Il CoVePA esige la pubblicazione integrale dei verbali di voto, un chiarimento ufficiale dal Governo Meloni, l’immediata revisione dei commi per ripristinare i limiti senza deroghe e l’apertura di un confronto reale con i cittadini, ribadendo che la salute non è negoziabile e che deve pagare chi inquina, non chi beve.

Al duro attacco del coordinamento si unisce la voce dell’eurodeputata di AVS Cristina Guarda, che sottolinea il paradosso di un’Italia che torna indietro mentre nel resto d’Europa entra in vigore la Direttiva sulle Acque Potabili. “I limiti per i perfluoroalchilici sono stati rinviati di 6 mesi, senza giustificazione. Il Governo dia ora una spiegazione a cittadini e cittadine sul perché la tutela della loro salute deve attendere”, dichiara la rappresentante vicentina a Strasburgo.

Guarda evidenzia come la posticipazione incida su soglie già ritenute scientificamente inadeguate, come quella dei 100 nanogrammi per litro, e critica duramente l’esclusione di ben sei molecole PFAS dal conteggio complessivo. “L’Italia si era messa sulla buona strada, ora torna indietro”, commenta l’europarlamentare, ricordando che la formulazione di un limite era un risultato ottenuto dopo lunghe battaglie tecniche sulla pericolosità delle sostanze.

La preoccupazione riguarda anche il TFA, PFAS a catena corta rilevato in alimenti di largo consumo come pane e pasta, per il quale si dovrà attendere il 2027. “Se non elaboriamo al più presto una strategia di supporto tecnico ai gestori, arriveremo a quella data con un enorme problema sanitario e costi esorbitanti”, conclude Cristina Guarda, sollecitando un intervento immediato del Governo per non scaricare le inefficienze sulla pelle e sulle tasche dei contribuenti.