200 artigiani orafi a VicenzaOro. Bonato (presidente orafi CNA Veneto Ovest): «Creatività e materiali alternativi per non alzare i prezzi»

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L’inaugurazione VicenzaOro January, primo grande appuntamento dell’anno per il settore orafo, offre l’occasione di analizzare un periodo contraddittorio, caratterizzato da segnali di crescita ma anche da forti elementi di incertezza; in particolare gli artigiani orafi devono fare i conti con il prezzo dell’oro che nel 2025 ha raggiunto livelli record, un andamento che impone grande prudenza alle imprese, chiamate a ripensare strategie produttive e commerciali per salvaguardare competitività e marginalità. In questo contesto, VicenzaOro rimane un appuntamento cruciale e sono circa 200 le aziende associate a CNA presenti alla kermesse.

Fabrizio Bonato, presidente Orafi CNA Veneto Ovest
Fabrizio Bonato, presidente Orafi CNA Veneto Ovest

Come affrontare l’impennata dei prezzi dei metalli preziosi e l’aumento generale dei costi di energia e logistica che riducono ulteriormente i margini per le imprese? Con la caratteristica per cui gli artigiani sono particolarmente apprezzati, ovvero la creatività. Spiega Fabrizio Bonato, presidente Orafi CNA Veneto Ovest: «L’artigiano orafo deve riuscire a creare gioielli utilizzando anche materiali alternativi, per contenere il prezzo di vendita. È una sfida molto dura, ma dobbiamo fare leva sulla creatività e sulla manifattura italiana per rendere il gioiello attrattivo per il cliente finale, e soprattutto ancora alla portata». E oltre alla creatività, aggiunge Bonato, è importante la comunicazione, la visibilità: «Dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti digitali per farci conoscere e riconoscere, per raccontare ancora meglio chi siamo, cosa creiamo e cosa produciamo nei nostri laboratori».

Le aziende orafe artigiane devono puntare su innovazione, design, flessibilità produttiva e sostenibilità, altro tema su cui sta crescendo la sensibilità a tutti i livelli. Sostenibilità intesa come trasparenza della filiera e responsabilità etica: le aziende che adottano certificazioni riconosciute, come l’RJC (Responsible Jewellery Council), mostrano performance migliori in termini di redditività e fiducia da parte dei clienti.

Il messaggio che emerge è chiaro: il Made in Vicenza resta un forte elemento ma il 2026 richiederà uno sforzo collettivo: «Dobbiamo unire le forze  – conferma Bonato – tra tutti gli attori del settore: artigiani, associazioni di categoria, IEG e politica».