

La salute delle persone non può aspettare sei mesi: Enrico Cappelletti, deputato veneto del M5S, si pronuncia con decisione contro il rinvio dell’obbligo di monitoraggio e rispetto dei limiti sui PFAS nell’acqua potabile: «Doveva entrare in vigore il 12 gennaio e invece, con un emendamento approvato dalla maggioranza nella Legge di Bilancio, slitterà al 12 giugno.» Una decisione gravissima, la definisce Cappelletti, in particolare per il Veneto, il cui territorio è già stato pesantemente colpito da uno dei più gravi casi di contaminazione da PFAS in Europa. «Con un colpo di penna – continua il deputato – il Governo Meloni ha deciso che la salute dei cittadini veneti e la tutela dell’ambiente possono aspettare, nonostante anni di allarmi sanitari, studi scientifici e battaglie delle comunità locali. Una scelta irresponsabile e incomprensibile».
Insomma, ribadisce l’esponente dei Cinque Stelle, mentre l’Europa rafforza le tutele contro gli inquinanti eterni, l’Italia fa marcia indietro e avalla uno slittamento che mette a rischio la salute pubblica, ignorando una ferita ambientale che in Veneto è tutt’altro che rimarginata.
Cappelletti chiama in causa anche la guida della Regione e promette battaglia al posticipo che definisce insensato: «Il Presidente Stefani dovrebbe sapere che la protezione dei cittadini non è una variabile negoziabile né una voce sacrificabile in Legge di Bilancio ed agire conseguentemente, per tutelare la salute dei cittadini del Veneto. Per questo annunciamo fin da ora iniziative parlamentari e azioni nei prossimi provvedimenti utili per ripristinare senza deroghe i limiti sui PFAS, rafforzare i controlli e garantire totale trasparenza, a partire dai territori più colpiti come il Veneto. L’acqua – conclude – è un bene comune non negoziabile e deve essere sicura oggi, non tra sei mesi».





































