
Oltre 250 persone si sono riunite in piazza delle Erbe a Vicenza per manifestare solidarietà al popolo che in Iran manifesta per la libertà. Il PSI vicentino, con il segretario Luca Fantò, e l’intervento di Giovanni Rolando hanno ribadito il sostegno alla lotta contro la repressione del regime teocratico.
Oltre 250 persone si sono ritrovate questa mattina, domenica 18 gennaio, in piazza delle Erbe a Vicenza per manifestare solidarietà e vicinanza al popolo iraniano, vittima di una dura repressione da parte del regime teocratico guidato da Ali Khamenei. Con la vice sindaca Isabella Sala a rappresentare il Comune di Vicenza e alla presenza di molti politici, tra cui l’assessora Sara Baldinato e il consigliere regionale Marco Antonio Dalla Pozza, e di svariati rappresentanti della società civile, la manifestazione ha avuto una partecipazione significativa di cittadini, considerato il giorno festivo e l’orario mattutino, che ha dato forza e visibilità a una mobilitazione sentita e consapevole.


La manifestazione, “ispirata” a livello nazionale dal neo Partito Liberal Democratico di Luigi Marattin, è stata promossa da una rete ampia e trasversale di forze politiche, civiche e associative vicentine, unite dal sostegno alla battaglia del popolo iraniano per libertà e diritti.
Tra i soggetti promotori figurano Azione Vicenza con, appunto, il sempre più vicino Partito Liberal Democratico – sezione di Vicenza, Circolo Toni Giuriolo, Europa Verde Vicenza, ORA! Il coraggio dell’ovvio, Vicenza + Europa, Civici per Vicenza, ViCult, Italia Viva, Partito Democratico – città di Vicenza, PSI – Avanti! e la Fondazione Mauro Nordera Busetto.

La bandiera dell’Iran, esposta sulla balaustra della Basilica Palladiana, e uno striscione collocato tra le colonne della scalinata sulla falsariga di quello nazionale del PLD di Marattin hanno fatto da cornice simbolica all’iniziativa, insieme a cartelli realizzati a mano dai partecipanti. Un colpo d’occhio che ha reso evidente il messaggio della piazza: non voltarsi dall’altra parte di fronte alla violazione dei diritti umani.

Alla manifestazione, di cui è stato anche promotore, ha preso parte il PSI – Avanti! della provincia di Vicenza, che ha voluto ribadire il proprio sostegno alle battaglie per la libertà.
«Non ci può essere socialismo senza libertà – ha ricordato il segretario provinciale del PSI Luca Fantò –. È l’insegnamento di Giuseppe Saragat. Per questo non possiamo che essere al fianco del popolo iraniano che, con grande coraggio, continua a chiedere dignità e diritti». Fantò ha richiamato le figure simbolo della repressione, da Mahsa Amini a Nika Shakarami, insieme a tante donne e giovani il cui sacrificio non deve essere dimenticato. «Stare con il popolo iraniano – ha aggiunto – come con quello ucraino, significa stare dalla parte dei diritti umani universali e del diritto internazionale».

A offrire una lettura più ampia del significato politico e culturale della mobilitazione è stato anche Giovanni Rolando, noto politico ed amministratore a Vicenza e in Regione Veneto. Rolando ha sottolineato come questa protesta rappresenti qualcosa di diverso rispetto al passato: «La rivolta in Iran è guidata da una nuova ideologia di Resistenza, potente e complessa. Il regime è oggi costretto alla più grande sfida dalla Rivoluzione islamica di quasi cinquant’anni fa, una rivoluzione che ha prodotto isolamento, rovina economica e oscurantismo».
Dalla scalinata di piazza delle Erbe è risuonato più volte lo slogan “Donna, Vita, Libertà”, richiamato come simbolo di una protesta che vede le donne in prima linea. «Bruciare il velo – ha osservato Rolando – significa sfidare un patriarcato medievale e affermare la volontà di abbattere un regime. Sta emergendo un realismo laico che interpella anche l’Europa».
La manifestazione vicentina si inserisce così in un più ampio movimento di solidarietà che attraversa molte piazze europee. «Speriamo – ha concluso Rolando – che questa spinta possa tradursi in un vero progetto democratico. Per questo siamo qui oggi: perché dove ci si batte per la libertà, lì dobbiamo stare anche noi».






































