
Il futuro del commercio veneto entra in una fase decisiva. Ieri, martedì 20 gennaio 2026, si è tenuto un vertice chiave tra l’assessore regionale alle attività produttive, Massimo Bitonci, e le principali associazioni di categoria per discutere il progetto di legge che punta a riformare l’intero settore.
L’obiettivo della Regione è chiaro: approdare in Giunta con un testo definitivo entro il mese di marzo.
La base di partenza è un testo già analizzato nella scorsa legislatura, ma snellito dai passaggi che ne avevano rallentato l’iter nelle commissioni. “Lo aggiorneremo nelle prossime settimane”, ha spiegato Bitonci. “Entro il 6 febbraio le associazioni dovranno inviarci le loro osservazioni, mentre il 20 febbraio ci vedremo per il testo definitivo”.
La riforma nasce dalla necessità di rispondere alla crisi dei centri storici e all’espansione travolgente dell’e-commerce. Secondo Bitonci, la via della salvezza per i negozi fisici passa per la specializzazione: “Le imprese devono diventare sempre più specializzate, poiché l’offerta generalista è ormai tipica dell’online. Vogliamo introdurre strumenti per la formazione dei commercianti tradizionali affinché imparino a sfruttare proprio i canali digitali”.
L’assessore ha però tracciato un confine netto su ciò che la Regione può e non può fare. Nessun intervento diretto possibile sui canoni di affitto dei locali privati: “Non possiamo intervenire sulla cedolare secca per agevolare chi riduce gli affitti ai commercianti, si tratta di una competenza nazionale e non regionale”, ha precisato Bitonci, smorzando alcune delle richieste arrivate dal territorio.
Riforma commercio in Veneto: Confartigianato: “Artigiani dimenticati”
Nonostante l’apertura al confronto, dal mondo associativo emerge una voce fortemente critica. Per Confartigianato Veneto, il disegno di legge soffre di una lacuna strutturale: la totale assenza di riferimenti all’artigianato.
Un’omissione non da poco, considerando che il provvedimento tocca direttamente almeno 25.000 imprese artigiane venete che vivono dell’intreccio tra produzione e vendita. L’associazione rileva nel testo un’interpretazione distorta della distinzione tra impresa artigiana e commerciale, che rischierebbe di esporre gli imprenditori a pesanti sanzioni amministrative, problemi previdenziali e intoppi burocratici con Ulss e Scia.
Il presidente di Confartigianato Veneto, Roberto Boschetto, è stato netto: “Senza coerenza con la legge quadro 443, si potrebbero generare conflitti applicativi e incertezza per le imprese. Abbiamo già predisposto una serie di emendamenti per evitare che questa riforma si traduca in un danno per chi produce”.








































