
I recenti fatti di cronaca — dalle aggressioni immotivate in Campo Marzo a Vicenza alle baby gang di Bassano, fino alla ferocia digitale dei gruppi social dell’Ovest Vicentino che vedono protagonisti giovanissimi — ci impongono una riflessione che vada oltre l’indignazione. Questi episodi confermano che la violenza non è più un fenomeno di marginalità sociale, ma una vera e propria crisi di senso che attraversa trasversalmente i nostri giovani, con un aumento a livello nazionale negli ultimi anni del 30%.
La violenza come «tentata soluzione»
Dal punto di vista psicologico, la violenza non è solo un sintomo di disagio, ma una tentata strategia che l’adolescente mette in atto per gestire la propria realtà. Il testo individua diverse matrici del comportamento violento:
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La violenza per affermarsi: In un mondo che chiede performance, la prevaricazione diventa un modo rapido per ottenere status e potere all’interno del gruppo.
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La violenza come difesa: Reazioni esplosive nate da una percezione del mondo come luogo intrinsecamente ostile o minaccioso.
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La violenza per «sentire»: In situazioni di profonda anestesia emotiva o noia esistenziale, l’atto violento diventa l’unico modo per provare un’emozione forte e sentirsi «vivi».
Cronaca e territorio: la ferita aperta
Gli episodi che leggiamo quotidianamente nelle testate locali mostrano un progressivo abbassamento della soglia di empatia. Non si tratta più solo di casi isolati di emarginazione: la violenza attraversa trasversalmente le classi sociali, spesso alimentata da una cultura del «tutto e subito» e da una fragilità emotiva che esplode in rabbia distruttiva quando il desiderio non viene immediatamente appagato.
La svolta di Rovigo: l’istituto «Vivaldi»
In questo scenario critico, l’inaugurazione avvenuta a gennaio 2026 del nuovo Istituto Penale per i Minorenni (IPM) di Rovigo, intitolato a Vivaldi, segna un punto di svolta per l’intero sistema regionale. Ricavata dall’ex carcere di via Verdi, la struttura è stata progettata per ospitare 31 ragazzi, offrendo una risposta concreta al cronico sovraffollamento dell’istituto di Treviso.
Il «Vivaldi» non è concepito come un luogo di mera detenzione, ma come un polo trattamentale d’avanguardia:
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Spazi rieducativi: Ampi laboratori, aree per lo studio e lo sport sono il cuore pulsante della struttura, volti a sostituire l’identità «deviante» con competenze reali.
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Alta integrazione sanitaria: Il progetto si integra con una nuova comunità terapeutica regionale. Questa sinergia è fondamentale per trattare quegli adolescenti che presentano un mix di problematiche penali e disturbi psichici, garantendo un supporto clinico costante.
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Reinserimento sociale: L’obiettivo dichiarato è l’integrazione con il territorio, trasformando il tempo della pena in un tempo di costruzione di un nuovo progetto di vita.
Oltre la pena: la prevenzione
Come professionisti, sappiamo che intervenire quando il reato è compiuto è necessario, ma prevenire resta l’unica vera soluzione duratura. È fondamentale educare alle emozioni, insegnando ai ragazzi a nominare e gestire la rabbia prima che diventi azione.
Il nuovo Ipm di Rovigo ci insegna che nessuno è perduto se lo Stato e la comunità sanno offrire un’alternativa alla cella d’isolamento: una comunità di recupero e di crescita. La violenza si sconfigge non solo con la certezza della pena, ma restituendo a questi adolescenti la capacità di guardare al futuro senza sentire il bisogno di colpirlo.
Bibliografia di riferimento
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Balbi L., Boggiani E., Dolci M., Rinaldi G., Adolescenti violenti. Contro gli altri, contro se stessi, Ponte alle Grazie, Milano.





































