Adolescenti violenti, se la ferocia diventa l’unico linguaggio. Riflessioni oltre l’indignazione su un fenomeno in preoccupante crescita

Dal modello strategico alla realtà del «Vivaldi» di Rovigo, il nuovo Istituto Penale per i Minorenni (IPM) inaugurato a inizio 2026 e pensato per offrire spazi rieducativi e alta integrazione sanitaria con l'obiettivo del reinserimento sociale

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I recenti fatti di cronaca — dalle aggressioni immotivate in Campo Marzo a Vicenza alle baby gang di Bassano, fino alla ferocia digitale dei gruppi social dell’Ovest Vicentino che vedono protagonisti giovanissimi — ci impongono una riflessione che vada oltre l’indignazione. Questi episodi confermano che la violenza non è più un fenomeno di marginalità sociale, ma una vera e propria crisi di senso che attraversa trasversalmente i nostri giovani, con un aumento a livello nazionale negli ultimi anni del 30%.

La violenza come «tentata soluzione»

Dal punto di vista psicologico, la violenza non è solo un sintomo di disagio, ma una tentata strategia che l’adolescente mette in atto per gestire la propria realtà. Il testo individua diverse matrici del comportamento violento:

  • La violenza per affermarsi: In un mondo che chiede performance, la prevaricazione diventa un modo rapido per ottenere status e potere all’interno del gruppo.

  • La violenza come difesa: Reazioni esplosive nate da una percezione del mondo come luogo intrinsecamente ostile o minaccioso.

  • La violenza per «sentire»: In situazioni di profonda anestesia emotiva o noia esistenziale, l’atto violento diventa l’unico modo per provare un’emozione forte e sentirsi «vivi».

Cronaca e territorio: la ferita aperta

Gli episodi che leggiamo quotidianamente nelle testate locali mostrano un progressivo abbassamento della soglia di empatia. Non si tratta più solo di casi isolati di emarginazione: la violenza attraversa trasversalmente le classi sociali, spesso alimentata da una cultura del «tutto e subito» e da una fragilità emotiva che esplode in rabbia distruttiva quando il desiderio non viene immediatamente appagato.

La svolta di Rovigo: l’istituto «Vivaldi»

In questo scenario critico, l’inaugurazione avvenuta a gennaio 2026 del nuovo Istituto Penale per i Minorenni (IPM) di Rovigo, intitolato a Vivaldi, segna un punto di svolta per l’intero sistema regionale. Ricavata dall’ex carcere di via Verdi, la struttura è stata progettata per ospitare 31 ragazzi, offrendo una risposta concreta al cronico sovraffollamento dell’istituto di Treviso.

Il «Vivaldi» non è concepito come un luogo di mera detenzione, ma come un polo trattamentale d’avanguardia:

  1. Spazi rieducativi: Ampi laboratori, aree per lo studio e lo sport sono il cuore pulsante della struttura, volti a sostituire l’identità «deviante» con competenze reali.

  2. Alta integrazione sanitaria: Il progetto si integra con una nuova comunità terapeutica regionale. Questa sinergia è fondamentale per trattare quegli adolescenti che presentano un mix di problematiche penali e disturbi psichici, garantendo un supporto clinico costante.

  3. Reinserimento sociale: L’obiettivo dichiarato è l’integrazione con il territorio, trasformando il tempo della pena in un tempo di costruzione di un nuovo progetto di vita.

Oltre la pena: la prevenzione

Come professionisti, sappiamo che intervenire quando il reato è compiuto è necessario, ma prevenire resta l’unica vera soluzione duratura. È fondamentale educare alle emozioni, insegnando ai ragazzi a nominare e gestire la rabbia prima che diventi azione.

Il nuovo Ipm di Rovigo ci insegna che nessuno è perduto se lo Stato e la comunità sanno offrire un’alternativa alla cella d’isolamento: una comunità di recupero e di crescita. La violenza si sconfigge non solo con la certezza della pena, ma restituendo a questi adolescenti la capacità di guardare al futuro senza sentire il bisogno di colpirlo.

Bibliografia di riferimento

  • Balbi L., Boggiani E., Dolci M., Rinaldi G., Adolescenti violenti. Contro gli altri, contro se stessi, Ponte alle Grazie, Milano.