Metal detector nelle “scuole di maggior rischio” secondo Valditara: sicurezza o illusione?

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Metal detector portatili per Valditara su richiesta dei presidi
Metal detector portatili per Valditara su richiesta dei presidi

La proposta del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, di consentire ai dirigenti scolastici di installare metal detector nelle “scuole di maggior rischio” arriva dopo la tragedia dell’Istituto Einaudi‑Chiodo della Spezia, dove lo studente Abanoub Youssef, 18 anni, è stato accoltellato e ucciso da un compagno di scuola. Valditara ha espresso vicinanza alla famiglia della vittima e all’intera comunità scolastica, sottolineando che la misura potrebbe essere adottata d’intesa con il prefetto nelle scuole con «problematiche di violenza».

Metal detector nelle “scuole di maggior rischio”?

Metal detector portatili per Valditara su richiesta dei presidi
Ministro Valditara

Il dibattito sull’uso di metal detector nelle scuole non è nuovo, ma resta controverso. Studi internazionali, inclusi report pubblicati su PUBMED e documenti di istituzioni educative, indicano che questi dispositivi hanno effetti limitati sulla riduzione della violenza scolastica. In alcuni casi, la percezione di sicurezza tra gli studenti può addirittura diminuire, evidenziando come misure di sicurezza passive non affrontino le cause profonde dell’aggressività: difficoltà emotive, esperienze traumatiche, dinamiche di gruppo e vulnerabilità individuali.

La ricerca in ambito adolescenziale, basata sulle teorie dell’attaccamento di John Bowlby e sugli studi successivi di Fonagy e Dutton, mostra come lo sviluppo dell’autoregolazione, dell’empatia e delle competenze morali dipenda da relazioni sicure e supportanti. La mancanza di tali relazioni aumenta il rischio di comportamenti violenti. La prevenzione primaria, quindi, si fonda sull’educazione ai comportamenti prosociali, sulla gestione delle emozioni e sulla risoluzione non violenta dei conflitti.

Dal punto di vista pedagogico e filosofico, la risposta alla violenza non può limitarsi a barriere fisiche. La scuola deve promuovere competenze sociali e morali, autocontenimento e costruzione di regole condivise, sostenendo studenti e famiglie con programmi di formazione, supporto psicologico e servizi di consulenza. In Europa, i sistemi educativi privilegiano approcci integrati: interventi psicosociali, modelli di peer support e sostegno emotivo, strategie che hanno dimostrato di ridurre comportamenti aggressivi più efficacemente di controlli fisici.

Un aspetto fondamentale riguarda la privacy degli studenti. Il Garante per la protezione dei dati personali sottolinea che scuole e istituti trattano dati sensibili e che qualsiasi misura di sicurezza deve rispettare la normativa, essere proporzionata e trasparente. L’uso di metal detector o sistemi di sorveglianza va quindi bilanciato con la tutela dei diritti individuali.

Anche le implicazioni economiche sono rilevanti: installazione, manutenzione e personale impegnato nei controlli incidono sui bilanci pubblici. Gli esperti suggeriscono che risorse analoghe investite in prevenzione primaria e programmi di supporto potrebbero agire sui fattori causali della violenza in modo più efficace e duraturo.

La tragedia di La Spezia riaccende il dibattito sulla sicurezza scolastica, ma le evidenze scientifiche e pedagogiche indicano che la chiave è un equilibrio tra protezione immediata e interventi educativi capaci di rafforzare relazioni, responsabilità e capacità di gestione dei conflitti. Investire in formazione, supporto psicologico e programmi di prevenzione primaria può ridurre non solo la manifestazione della violenza, ma le sue radici tra gli adolescenti.

Fonti:

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21223277/ (PubMed)

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41426720/ (PubMed)

https://academic.oup.com/chidev/article/92/6/e1326/8254726 (OUP Academic)

https://link.springer.com/article/10.1007/s10802-011-9608-1 (Springer Nature Link)