
Le energie rinnovabili non fanno male all’economia: la consigliera regionale Rossella Cendron (Le Civiche Venete) risponde al comunicato diffuso dal vice presidente del consiglio Regionale Francesco Rucco (Fratelli d’Italia-Giorgia Meloni), secondo il quale le politiche ambientali non possono tradursi in un indebolimento del tessuto produttivo, quindi l’ideologia non deve prevalere sul buonsenso. Secondo la consigliera Cendron però Rucco “continua a difendere modelli energetici e industriali superati, ignorando l’evoluzione dei mercati e delle tecnologie” e soprattutto “non si comprende in cosa consista il pragmatismo da lui invocato”.

Cendron mette in evidenza i numeri: “Se 1 MWh prodotto con il solare costa 58,6 Euro (dati dicembre 2025) e un MWh a gas costa 102 Euro (dati gennaio 2026), rinviare la sostituzione del gas significa accettare un extracosto di oltre 40 euro per ogni MWh in un Paese che consuma circa un milione di MWh al giorno. Un peso che ricade direttamente su famiglie e imprese.” Quindi, continua la consigliera, continuare a guardare al gas significa essere dipendenti da mercati esteri o essere a favore di trivellazioni su territori, come quelli della provincia di Rovigo, che hanno comportato storicamente fenomeni gravi di subsidenza. “Certo – precisa l’esponente di LVC – sono necessari investimenti nelle reti e negli accumuli, ma già a dicembre 2025 la rete elettrica italiana è stata dotata di 10 GWh di accumuli che consentono di cedere energia programmabile da solare anche quando il sole non c’è e ad un costo comunque inferiore ai 115 €/MWh, dati medi dell’anno 2025”.
Anche per quel che riguarda il capitolo posti di lavoro, gli 80 mila persi nell’automotive su 14 milioni (-0,6%) sono dovuti alla crisi del modello di trasporti, da quando gli stipendi dei cittadini europei non hanno più consentito loro di acquistare auto con una frequenza elevata, peraltro sconosciuta in altre parti del mondo. In questo caso le politiche ambientali non c’entrano, anzi, hanno l’effetto opposto: “È bene sottolineare – ribadisce Cendron – che molte più persone hanno trovato lavoro nell’ambito delle fonti rinnovabili, la stima è superiore agli 80 mila solo nel settore riguardante il fotovoltaico. Il vero errore delle politiche del passato non è stato ‘fare troppo green’, ma non aver accompagnato la transizione con una strategia industriale adeguata. Magari l’Europa, e il Veneto, avessero adottato fin da subito politiche industriali più concrete nel settore dell’energia: il Veneto non avrebbe perso la leadership nel fotovoltaico e nelle pompe di calore, solo per fare un esempio di grave perdita di mercato nella nostra regione. Il Green Deal e le politiche locali per l’ambiente sono la maggior opportunità industriale per un’economia manifatturiera come quella del Veneto e tutti i numeri ci fanno capire che accelerare la transizione energetica significa abbassare il costo dell’energia, rafforzare la competitività delle imprese e creare lavoro qualificato”.
Insomma, secondo la Consigliera Cendron difendere rendite di settori superati significa pagare di più oggi e perdere il futuro domani. Quanto al pragmatismo, conclude, sarebbe il caso di metterlo in pratica “per affrontare il problema delle lungaggini per allacciare gli impianti fotovoltaici, ringrazierebbero sia le famiglie che le imprese”.





































