
Pratiche opache, destinazioni d’uso che cambiano, strane operazioni… che cosa sta succedendo nel vicentino? Se lo chiede il Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa, che torna a denunciare pubblicamente un fenomeno che, sostiene, “sta assumendo contorni sempre più preoccupanti” e che sta trasformando il territorio “in un laboratorio di riprogrammazione industriale privo di trasparenza, legalità e controllo democratico”.
Secondo il CoVePA, in tutta la provincia di Vicenza si sta assistendo a un processo sistematico: aree agricole abbandonate diventano improvvisamente appetibili, capannoni dismessi si trasformano in “opportunità di rilancio”, fallimenti pilotati o accelerati aprono la strada a nuove destinazioni d’uso, sportelli comunali e procedure presso il Tribunale fallimentare di Vicenza diventano strumenti di fatto per riprogettare interi comparti produttivi. Il tutto “senza un vero dibattito pubblico, senza un confronto trasparente sugli impatti ambientali e senza verificare se le trasformazioni rispettino la legalità urbanistica e le corrette procedure di pianificazione”. Un problema anche culturale: si è consolidata l’idea che la trasformazione del territorio possa avvenire attraverso scorciatoie come varianti urbanistiche “tattiche”, piani di risanamento aziendale che diventano strumenti di speculazione, conflitti di interesse che si trasformano in prassi amministrativa, decisioni giudiziali che finiscono per ratificare processi già decisi altrove.
In questo modo, ribadisce il CoVePA, il territorio cambia volto senza che nessuno si chieda se e come siano state rispettate le norme, gli strumenti di concertazione, i piani urbanistici e le garanzie di partecipazione pubblica.
Secondo il CoVePa addiittura il Bias cognitivio diventa strumento di governo del territorio, un metodo che consente a imprenditori, amministrazioni e consorterie di operare senza trasparenza, senza controllo e senza responsabilità. È avvenuto con l’Inceneritore di Schio, per il quale non vi sono stati particolari reazioni alle notizie di perdite di ceneri e principi di incendio, pur documentati da video “Ciò che è evidente – sottolinea il CoVePA – è che le modalità di gestione dell’emergenza appaiono insufficienti e rischiose. Eppure, si parla di impianti lontani, si discute di scenari astratti, mentre si evita accuratamente di affrontare ciò che accade sotto casa”. Stesso discorso per la presenza di PFBA collegati alla Pedemontana Veneta. “Già nel 2015 ARPAV ne segnalava la presenza nella zona rossa, confermata nel 2018 dalla Commissione Ecomafie. Eppure, nessuno affrontava la domanda fondamentale: chi aveva immesso PFBA nelle falde e perché non esiste un filone d’inchiesta dedicato?”.
Per contrastare il silenzio su quanto sta accadendo nel Vicentino, il Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa chiede chiarezza sulle trasformazioni territoriali avvenute tramite procedure fallimentari e varianti urbanistiche, trasparenza sulle criticità dell’inceneritore di Schio, l’apertura d’inchiesta sui PFBA della Pedemontana Veneta che sono in zona rossa tra Sarego e Al Misano nell’ovest vicentino dal 2015 con gli stessi capi di imputazione di Miteni e un confronto pubblico reale, libero da silenzi, omissioni e conflitti di interesse.
Il territorio vicentino – conclude il CoVePA – non può essere trattato come un laboratorio di sperimentazione industriale né come un terreno di conquista per operazioni opache. Serve legalità, serve trasparenza, serve responsabilità.







































