
(Adnkronos) – Al suo terzo festival di Sanremo dopo quelli del 2020 e 2023, Levante torna sul palco dell'Ariston con una nuova maturità. All’Adnkronos racconta il suo brano in gara "Sei Tu", il nuovo album dedicato ai "fallimenti d'amore", la sorprendente esperienza come attrice e una scelta netta e coraggiosa riguardo all'Eurovision. Torni a Sanremo per la terza volta. Con quale stato d'animo e quale Levante arriva su quel palco? "Lo stato d'animo è di puro entusiasmo. Torno perché vorrei modificare l'ultimo ricordo che ho del mio Sanremo del '23, quando ero in balia di troppe emozioni dovute al post partum. Allora non ero cosciente di quello che stavo attraversando. Oggi, guardando a quel periodo con più distanza, e senza voler banalizzare la depressione post partum, guardo a quella difficoltà con tenerezza. Voglio tornare sul palco di Sanremo con l'entusiasmo, col sorriso, che tra l'altro sono cose che mi contraddistinguono quotidianamente".
Quindi è anche un riscatto personale?
"Esattamente, personale. E poi voglio mostrare un aspetto diverso della mia musica, che il grande pubblico televisivo non conosce. Mi presento con una ballata, un brano lento, 'in punta di piedi'. Ne avevo voglia, non volevo essere di nuovo la Levante concitata che si svena da una parte all'altra del palco perché deve mostrare chissà che cosa. Voglio proprio prendermi il tempo di cantare il brano serenamente, senza fare la 'pazza'. Sarò una Levante più composta".
Il tuo brano, "Sei Tu", parla della difficoltà di esprimere i sentimenti. Come nasce?
“E’ una difficoltà è emotiva, dove non si riesce a verbalizzare l'amore. Io, cantando in prima persona, descrivo tutte le sensazioni fisiche che l'amore provoca: dal non mi sento le gambe al mi manca il respiro. È quasi una descrizione dell’allegro chirurgo delle emozioni. Questa persona, però, non trova la voce per dire 'ti amo', che è l'esatto opposto di me. Io mi sono sempre lanciata nei sentimenti. 'Sei Tu' è un gioco di parole: è un 'sei tu' rivolto a qualcuno, ma anche un modo per dire 'non sono io, sto parlando di qualcun altro'".
Questo brano anticipa un nuovo album?
“Questo brano nasce all'interno di una strada che ho deciso di percorrere parlando soltanto ed esclusivamente di storie d'amore, però storie d'amore fallimentari. Il titolo del disco è 'Dell'amore, il fallimento e altri passi di danza’ che uscirà un po' più avanti rispetto al Festival. Racconto di amori finiti o mai sbocciati: relazioni mai nate, incontri di una notte, i primi amori estivi adolescenziali. Mi ha divertito molto guardare la fine, o il non inizio, da queste prospettive. È un album con un tema centrale molto forte”.
E dal 29 aprile inizierà il tuo viaggio live nei principali club italiani …
"Penso che i club siano la dimensione più pazza in assoluto. C'è una libertà di movimento totalmente diversa. Finalmente torno a fare del 'casino' in un luogo al quale appartengo tanto. E poi è la dimensione ideale per me. Cosa dovrei fare, i palazzetti? I teatri li ho già fatti. Non ho paura dei grandi spazi, ma sto bene dove sono. Sono in un momento felice della mia vita, dove penso che non mi manchi nulla”.
Sei una persona che non ha paura di esporsi. Se dovessi vincere Sanremo, andresti all'Eurovision, considerando il contesto politico attuale?
"No. Non parteciperei all'Eurovision. È una manifestazione molto più politicizzata di quanto si pensi e, siccome di mezzo c'è un Paese che negli ultimi tempi ha creato drammi giganteschi e un genocidio in atto, non si può fare finta di niente. Non l'ho mai fatto. Non ce la faccio ad andare a ‘casa del ladro’”.
L’esperienza d’attrice. In "Romantiche" hai interpretato te stessa, un cameo. Nella nuova fiction Rai "L'invisibile" con Lino Guanciale e la regia di Michele Soavi, c’è stato un impegno diverso. Com'è stato?
“È stato bellissimo e indimenticabile, al punto da farmi pensare: ‘Quasi quasi lascio tutto e faccio questo’. È stato difficile vestire i panni di un'altra persona, anche letteralmente: quando mi mettevano una camicetta che non avrei mai scelto, dovevo fare un training autogeno per ricordarmi che stavo interpretando un personaggio. Ma l'esperienza è stata meravigliosa grazie al regista, Michele Soavi, una persona di cui mi sono innamorata follemente, e a 'colleghi' come Lino Guanciale, che è stato accogliente e mi ha tranquillizzato. A differenza del mio mondo, fatto di ritmi frenetici, il set è un luogo di calma. Lo rifarei subito, sperando di trovare un cast altrettanto speciale”.
Il tuo personaggio è Maria, definita 'la vera colonna portante della famiglia', una donna forte che affronta il sacrificio del marito. Il tuo essere cantautrice ti ha aiutato a entrare nel ruolo?
“Assolutamente. Ho dovuto mettermi molto nei suoi panni, perché lei resta accanto al marito nonostante la sua vita sia messa in pericolo. All'inizio pensavo: ‘Ma chi te lo fa fare? Vai via’. Poi ho capito che la risposta è l'amore. Ha costruito tutto con quell'uomo e vuole stargli vicino, nel bene e nel male. Questo si lega al mio album: quell'amore avrebbe potuto essere un fallimento, ma lei sceglie di restare. Alla fine, cosa ci resta nella vita? Non le medaglie o gli applausi. Quello che resta di noi è ciò che abbiamo dato agli altri”.
Tra musicista, autrice e attrice, quale Levante ti rappresenta di più oggi?
"Torno sempre alla radice, al primo amore: la scrittura. Mi sento un'autrice che canta. Se mi togli il palco, soffro. Se mi togli la penna, muoio. Per me, l'assenza di scrittura è letale".
Hai scritto anche per altri artisti, come Laura Pausini. Che differenza c'è tra scrivere per la propria voce e affidare le parole a qualcun altro?
“Quando scrivo per gli altri, scrivo proprio per gli altri. Mi presto alle loro storie. Quando è stato per Laura, lei mi disse: 'Ti va di scrivere qualcosa per me?'. Ovviamente felicissima, ho pensato:'Lei è Laura Pausini, come canta Laura Pausini?'. Ho pensato alla Laura che mi ha fatto innamorare, con quegli ampi respiri. È un esercizio, come nella recitazione, vestire i panni di qualcun altro. E poi ho pensato a Paola, sua figlia. Ho detto: 'Cosa so di Laura? Molto poco, però so che è madre'. E ho scritto queste parole che parlano da madre a figlia. Le ho consegnato il brano ed era, senza che io lo sapessi, il giorno del compleanno di Silvia, sua sorella. Le ho spiegato il brano e lei mi ha detto: 'No, Claudia, scusami, ma tu stai parlando di mia sorella! Hai descritto il mio rapporto con lei'. E lì abbiamo pianto entrambe in videochiamata. È stato molto forte. E mi ha detto: 'Posso dedicarla a mia sorella?'. Le ho detto: 'Sì, assolutamente!'. C'è stata una congiunzione astrale pazzesca"
A proposito di Laura, di recente è finita in un vortice di polemiche sui social, che spesso si trasformano in un tribunale impietoso. Che ne pensi?
"Mi dispiace molto. I commenti social valgono come i voti a scuola, non ti identificano".
Cosa ti aspetti da questo Sanremo?
“Nulla. Spero di raccogliere i frutti del mio lavoro, di fare delle belle esibizioni, perché sto lavorando tanto per essere all'altezza del palco. Per il resto, numeri, classifiche, applausi non mi possono riguardare”. di Loredana Errico
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