Mps, oggi il Cda tra nodo governance e futuro del Gruppo

51

(Adnkronos) – Occhi puntati sul Monte dei Paschi di Siena oggi, mercoledì 28 gennaio. Nella mattinata si riunirà il Consiglio di Amministrazione di Mps per l'esame della proposta di regolamento per la lista del Consiglio predisposta dal Comitato Nomine. L’obiettivo è quello di assumere le delibere in vista dell’assemblea degli azionisti del prossimo 4 febbraio, chiamata a pronunciarsi sulle modifiche statutarie, previa acquisizione delle necessarie autorizzazioni. Si intende gestire con la massima trasparenza ed efficacia la procedura di formazione della lista dei candidati amministratori che potrà essere presentata dallo stesso board. Il regolamento del Comitato Nomine rappresenta uno dei tasselli centrali della più ampia revisione della governance di Mps. Non si tratta di un adempimento formale, ma di uno strumento destinato a definire in modo puntuale le regole di composizione del board. Il nodo più sensibile della bozza del regolamento del Comitato Nomine riguarderebbe l’esclusione degli amministratori indagati dalle procedure del board per la presentazione della lista del cda per il rinnovo delle cariche sociali, con particolare riferimento anche all'esclusione dagli incontri con gli azionisti finalizzati alla stesura della lista. Una previsione che potrebbe coinvolgere anche l’amministratore delegato Luigi Lovaglio. Quello della governance non è l'unico nodo da sciogliere: rumors sempre più insistenti vedono al centro della questione anche Mediobanca. Sul tavolo ci sono ipotesi che potrebbero ridisegnare profondamente il futuro del gruppo: dal possibile delisting di Mediobanca a forme di integrazione più o meno profonde, fino alla definizione delle attività core destinate a rimanere quotate. Il quesito di fondo è strategico: in che termini Mps intende gestire i dettagli della fusione con Mediobanca, per affermarsi come 'campione' del risiko bancario nazionale? Ed è proprio su Mediobanca che emerge il vero bivio, anche nel board. Da un lato, l’ipotesi del delisting – caldeggiata da Lovaglio – consentirebbe un’integrazione più serrata, con la possibilità di collocare investment banking e private banking in un’entità giuridica separata ma inserita in un disegno industriale unitario. Dall’altro, la scelta di mantenere Mediobanca quotata, ricostruirne il flottante e utilizzare quella piattaforma come leva di flessibilità strategica: ipotesi che parrebbe iniziare a fare breccia su un certo numeri di consiglieri.  Che fare? "La permanenza in Borsa di Mediobanca – spiega all'AdnKronos Marta Degl'Innocenti, economista esperta di mercati finanziari della Statale di Milano – "pur con maggiori vincoli di trasparenza, mantiene "la partita aperta" e conserva una leva di flessibilità strategica, attraverso una presenza autonoma sul mercato che offre visibilità, liquidità e capacità di manovra, spendibile nel futuro risiko bancario e in operazioni di M&A, alleanze o scambi azionari". Tanto più – fanno notare all'AdnKronos fonti finanziarie – in uno scenario in cui "Mediobanca Premier rimane autonoma e mantiene il marchio banca specializzata nel wealth".  Il delisting, prosegue la professoressa, "tende a chiudere questa opzionalità, favorendo un’integrazione più accentrata e ordinata, funzionale al conseguimento di sinergie operative, stimate da Luigi Lovaglio in oltre 700 milioni di euro". Al tempo stesso, conclude l'economista, "tale assetto concentra le decisioni strategiche, inclusa la gestione della partecipazione di Mediobanca in Assicurazioni Generali, con il possibile ridimensionamento del ruolo di alcuni azionisti rilevanti nei futuri equilibri di governance" 
—finanzawebinfo@adnkronos.com (Web Info)