
Cinque anni e quattro mesi di reclusione per tentato omicidio: è questa la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Vicenza nei confronti della donna di 40 anni che, nel novembre 2024, tentò di uccidere il proprio figlio di pochi anni annegandolo nell’abitazione di famiglia a Marano Vicentino.
Il verdetto arriva al termine del giudizio immediato. La Procura, rappresentata dal pubblico ministero Paolo Fietta, aveva sollecitato una pena più severa, chiedendo otto anni di reclusione. La difesa della donna, affidata all’avvocato Giacomo Zanella, si era confrontata con gli esiti di una perizia psichiatrica che ha infine dichiarato l’imputata capace di intendere e di volere al momento del drammatico gesto. Attualmente, la quarantenne rimane sottoposta alla misura degli arresti domiciliari presso una struttura specializzata.
La vicenda risale a una mattina di novembre di due anni fa, quando solo la prontezza della centrale operativa dell’Arma evitò l’infanticidio. Fu la stessa donna a comporre il 112, annunciando in stato confusionale le proprie terribili intenzioni. Un segnale d’allarme che attivò immediatamente i Carabinieri: i militari riuscirono a risalire in pochi istanti all’intestatario dell’utenza e, di conseguenza, all’indirizzo di residenza.
L’intervento dei Carabinieri della Compagnia di Thiene fu una vera e propria corsa contro il tempo. Entrati con forza nell’abitazione, i militari raggiunsero il bagno dove trovarono il piccolo con la testa immersa nel bidet. Dopo averlo tratto in salvo e affidato ai sanitari, i Carabinieri arrestarono la madre in flagranza di reato. La donna, trovata in evidente stato di choc, fu inizialmente piantonata in ospedale prima del trasferimento nella struttura dove si trova tuttora.




































