Schio, via Fogazzaro riapre il 16 febbraio: la protesta dei residenti corre su 445 firme

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Sono 445 le firme raccolte in appena una settimana per dire no alla riapertura di via Fogazzaro a Schio. Una mobilitazione lampo che ha l’obiettivo di fermare la decisione dell’amministrazione comunale, che ha già fissato per il prossimo 16 febbraio 2026 il ritorno delle auto nello storico passaggio del centro cittadino, seppur nell’ambito di una fase sperimentale.

Nonostante il Comune abbia già inviato ai residenti le nuove linee guida per la sperimentazione, il quartiere ha risposto con una prova di forza numerica. Le sottoscrizioni depositate superano di gran lunga le circa duecento firme che erano state raccolte in precedenza da Alex Cioni (FdI) per spingere verso lo sblocco del traffico, segno di una spaccatura profonda tra chi vive l’area quotidianamente e chi ne chiede una maggiore fruibilità automobilistica.

I promotori della protesta ritengono che la riapertura di via Fogazzaro comprometterebbe irrimediabilmente la qualità della vita nel cuore di Schio. Il timore principale riguarda l’aumento dei gas di scarico e del rumore, trasformando una zona oggi tranquilla in una bretella di scorrimento veloce tra SS. Trinità e via San Giovanni Bosco.

Oltre all’impatto ambientale, viene sollevato il tema della sicurezza: la presenza costante di auto, furgoni e moto rappresenterebbe un rischio concreto per i pedoni, in particolare per i bambini e gli studenti che frequentano le strutture dei Salesiani e di via Marconi, dove si temono incolonnamenti e incroci pericolosi.

Nella nota che accompagna le firme, i cittadini ribadiscono che esistono soluzioni meno impattanti per la viabilità del centro. Viene citato il parcheggio della Stazione ferroviaria e l’interrato di Piazza Falcone e Borsellino, infrastrutture attualmente sottoutilizzate che potrebbero assorbire il flusso dei veicoli senza “stravolgere negativamente la vita del quartiere”.

Con la data del 16 febbraio che si avvicina, la palla torna ora al sindaco e alla giunta. Se da un lato l’iter burocratico della sperimentazione sembra ormai avviato, dall’altro le 445 firme protocollate rappresentano un peso politico e sociale difficile da ignorare nel bilancio finale della sicurezza urbana.