L’offerta di Netflix a Warner Bros finisce nel mirino della culture war americana

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(Adnkronos) – L'audizione di Ted Sarandos davanti alla sottocommissione antitrust del Senato statunitense ha trasformato il tentativo di acquisizione di una quota di maggioranza di Warner Bros Discovery in un terreno di scontro ideologico. Oltre alle consuete preoccupazioni di natura economica, legate al possibile aumento dei costi per gli abbonati e alla contrazione del mercato del lavoro nel settore dell’intrattenimento, il dibattito si è spostato rapidamente sulla natura dei contenuti prodotti dal colosso dello streaming. La resistenza politica sembra riflettere una spaccatura che va oltre la semplice regolamentazione dei mercati, toccando le corde della rappresentazione sociale nei media. Le critiche più aspre sono giunte dal fronte repubblicano, con il senatore Eric Schmitt che ha accusato la società di voler instaurare un monopolio non solo commerciale, ma anche culturale. Durante il confronto, è stato contestato il presunto orientamento progressista della programmazione, citando esplicitamente la presenza di personaggi transgender come prova di una linea editoriale eccessivamente politicizzata. Queste contestazioni si inseriscono in un contesto competitivo complesso, dove Netflix deve guardarsi dalla proposta rivale di Paramount Skydance, guidata da David Ellison, figlio del co-fondatore di Oracle e figura vicina agli ambienti conservatori. Mentre i rappresentanti democratici hanno tentato di riportare la discussione su binari prettamente normativi e legati alla concorrenza, esponenti come la senatrice Ashley Moody hanno ribadito che la varietà dell'offerta e la limitatezza delle opzioni per i consumatori rendono il tema dei contenuti centrale per valutare l'opportunità dell'operazione. La partita per il controllo di Warner Bros Discovery rimane dunque sospesa tra la logica industriale e una pressione politica sempre più decisa a limitare l'influenza dei giganti digitali sulla cultura di massa. 
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