
In controtendenza con le dichiarazioni entusiastiche di buona parte della politica veneta dopo i recenti annunci sul proseguimento dell’iter verso l’Autonomia differenziata regionale, il vicentino Davide Lovat di “Resistere Veneto” spende sul tema parole tranchant: “L’autonomia differenziata è solo una presa in giro“.
“Vogliamo riforme vere e profonde, per l’Italia e per l’Europa” ha aggiunto il consigliere, che ha avuto modo già in passato di definirsi “indipendentista veneto di lungo corso in collaborazione con catalani, scozzesi e fiamminghi”. Secondo Lovat, la presenza di più consiglieri dichiaratamente indipendentisti in consiglio regionale del Veneto è un fatto politico che non può essere ignorato.
Resistere Veneto ha annunciato l’intenzione di accogliere nei prossimi giorni esponenti europei per riprendere il filo interrotto dopo il referendum del 2017 sull’autonomia del Veneto. Lovat parla di un’apertura di credito mal riposta e di un voto tradito “anche da chi prometteva vanamente di essere disposto a farsi arrestare come i catalani e pretendeva, addirittura, un quarto mandato elettorale consecutivo”, in un chiaro riferimento all’ex governatore, oggi presidente del coniglio regionale del Veneto, Luca Zaia.
In aula, i consiglieri Riccardo Szumski e Davide Lovat hanno votato contro la richiesta di mandato all’attuale presidente della giunta veneta, Alberto Stefani, per trattare sull’Autonomia. “Questa cosa non è quello che chiedevano i veneti nel 2017: per noi è troppo poco e a nulla serve continuare su questa via dell’autonomia differenziata e pasticciata” ha ribadito l’esponente vicentino.
Il consigliere ha citato le dichiarazioni dell’onorevole Edoardo Rixi, viceministro delle Infrastrutture e dei trasporti nel governo Meloni, secondo cui la funzione politica di certi schieramenti sarebbe stata proprio quella di frenare le spinte centrifughe del Veneto. Di fronte a questa evidenza, Lovat ha annunciato la volontà di riallacciare i contatti internazionali per rilanciare il processo di autodeterminazione basato sul diritto internazionale.
La proposta di “Resistere Veneto” punta a una nuova fase costituente in occasione degli 80 anni della Repubblica Italiana. Lovat critica l’attuale Unione Europea, definita una tecnocrazia lontana dai popoli che ha portato a un impoverimento generale, e chiede una riforma profonda in chiave macroregionale e cantonale.
Il modello di riferimento indicato è quello del sistema svizzero, da adattare su vasta scala per favorire un impianto istituzionale fondato sull’autentica sussidiarietà. L’obiettivo è creare una struttura capace di governare la globalizzazione e di resistere al centralismo del potere che, secondo il consigliere, sostituisce la democrazia con la tecnocrazia.
“Vogliamo riforme che diano vita a un impianto capace di resistere al globalismo che uniforma e squalifica le culture e le coscienze”, ha concluso Lovat, ribadendo la necessità di un cambiamento radicale che superi l’attuale impianto dell’Autonomia differenziata.





































