
Si è svolta questa mattina al Cimitero Maggiore di Vicenza la commemorazione delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale in occasione del Giorno del Ricordo del 10 febbraio. Alla cerimonia, che si è svolta vicino al monumento dedicato a tutte le vittime delle foibe realizzato dall’artista vicentino Nereo Quagliato, hanno partecipato i rappresentanti della giunta e del consiglio comunale e provinciale, i sindaci dei Comuni della provincia, le associazioni combattentistiche e d’arma con i labari, i cittadini e gli alunni delle scuole.
«Il Cimitero Maggiore è un luogo che invita al silenzio, alla riflessione e al rispetto» ha esordito il sindaco di Vicenza Giacomo Possamai nel suo intervento: «Oggi ricordiamo uomini, donne e bambini vittime di una violenza brutale compiuta dai comunisti titini. Ricordiamo centinaia di migliaia di persone costrette ad abbandonare le proprie case, le proprie terre, la propria identità, affrontando l’esilio, spesso l’indifferenza, sempre una perdita irreparabile. Fare memoria oggi non significa riaprire ferite per alimentare divisioni. Significa, al contrario, ristabilire la verità, riconoscere il dolore, restituire dignità a chi l’ha perduta due volte: prima nella violenza, poi nel silenzio» Possamai ha poi ricordato il ruolo positivo che Vicenza ebbe in quei drammatici anni per come seppe accogliere, il 3 febbraio 1947, mille esuli giunti con la nave Toscana: «È una pagina – ha sottolineato – di cui questa città può andare fiera: perché dimostra che anche nei momenti più bui è possibile scegliere l’umanità, la solidarietà, l’accoglienza. Ed è proprio da questa responsabilità storica che nasce l’impegno dell’amministrazione comunale anche oggi».
Proprio per questo il Giorno del Ricordo non si limita alle sole cerimonie di oggi e del 3 febbraio scorso, ma diventa un percorso di memoria condivisa, diffuso nel tempo e nei luoghi della città. Il Comune, assieme a Biblioteca civica Bertoliana e Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, ha allestito un ricco calendario di iniziative che unisce commemorazione, approfondimento storico e testimonianza umana (consultabile sul sito Viva nella pagina dedicata).

Possamai poi ha ribadito che il Giorno del Ricordo non riguarda solo il passato ma oggi più che mai parla anche del presente, con milioni di persone nel mondo costrette all’esilio per cercare di fuggire da guerre, persecuzioni, violenze, fame: «Cambiano i luoghi, cambiano i confini, cambiano i nomi. Ma il dolore dell’esodo resta lo stesso. La storia si ripete ogni volta che l’odio prende il posto del dialogo, che il nazionalismo esasperato cancella le persone, che si nega la dignità dell’altro e si riduce l’essere umano a un nemico. Per questo dobbiamo far sì che la memoria non sia solo un rito, ma un impegno civile, educativo, morale. Vicenza – ha concluso Possamai – continuerà a custodire questa memoria con serietà e responsabilità, consapevole che ricordare significa anche agire nel presente per costruire un futuro diverso, più giusto, più umano». Dopo la cerimonia in cimitero, il sindaco Possamai e la presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Maria Cristina Sponza si sono recati in due luoghi simbolo della città per commemorare le vittime delle foibe deponendo una rosa rossa in via Martiri delle Foibe, in corrispondenza del monumento, e a Polegge, in piazza Norma Cossetto.
Vicepresidente Regione Veneto Pavanetto: “L’importanza di non dimenticare”

Il vicepresidente della Regione del Veneto Lucas Pavanetto, presente alla cerimonia per il Giorno del Ricordo organizzata dal Comune di Venezia in piazzale Martiri Giuliani e Dalmati delle Foibe a Marghera, ha a sua volta ribadito la necessità di ricordare: «Le iniziative in memoria degli esuli istriano dalmati e delle vittime delle foibe non si limitano alla cerimonia di oggi, ma il ricordo deve essere affidato a un percorso di formazione e di informazione. Per questo cippi commemorativi come questo di Marghera sono fondamentali monumenti di testimonianza indirizzati alla società e in particolar modo ai ragazzi». Pavanetto poi si è soffermato sulla sorte degli esuli, che ha definito due volte italiani: «Di nascita, perché nati in terra italiana quali erano l’Istria e la Dalmazia. E italiani una seconda volta per scelta, perché hanno dovuto decidere se rimanere italiani o cambiare nazionalità per restare nelle terre dove sono cresciuti.» Pavanetto ha concluso assicurando l’impegno della Regione nel far conoscere «una storia che troppo spesso è stata dimenticata e che oggi va celebrata nella sua solennità”.
Anche il Presidente del Consiglio Regionale Luca Zaia ha condiviso una riflessione sul Giorno del ricordo in apertura dei lavori dell’Assemblea legislativa veneta: “Quella del 10 Febbraio 1947 rappresenta una data importante – ha dichiarato Zaia – con la sottoscrizione del Trattato di Parigi, che sancì la cessione alla Jugoslavia di Zara e della sua provincia, del Quarnaro, dell’Istria e di gran parte della Venezia Giulia. Per noi il Giorno del ricordo significa conservare la memoria di 300 mila esuli istro-dalmati, di almeno 18 mila profughi in Veneto ma, soprattutto, di 15 mila persone infoibate e trucidiate. Quindi, è un ricordo che non deve avere colore politico, ma deve essere veramente l’occasione per ribadire che queste cose non dovranno accadere mai più”.
Rifondazione Comunista di Vicenza: Foibe, no a strumentalizzazioni
“La destra e il neofascismo usano il “Giorno del Ricordo” come un’arma ideologica per riscrivere la storia”: non usa mezzi termini la Federazione di Vicenza di Rifondazione Comunista, che ha diffuso una nota stampa nella quale contesta la ricorrenza e soprattutto le modalità con cui viene ricordata, definendola “un’operazione politica consapevole, costruita dallo Stato e dalle classi dominanti per legittimare il proprio presente reazionario”.
Secondo Rifondazione, che cita un articolo del segretario dell’Anpi di Vicenza Luigi Poletto comparso sulla stampa locale, non deve essere dimenticata la complessità delle vicende del confine orientale e la responsabilità primaria dell’aggressione fascista alla Jugoslavia. Insomma, si legge ancora nel comunato, “senza il fascismo, senza l’imperialismo italiano, senza la guerra coloniale nei Balcani, le foibe non sarebbero mai esistite. Il fascismo non fu una parentesi, ma un progetto di dominio di classe, di conquista imperialista, di bonifica etnica e di annientamento delle organizzazioni popolari slave e italiane. Incendi, deportazioni, italianizzazione forzata, repressione di socialisti, comunisti, sloveni e croati: questa è la premessa materiale della violenza successiva.”
Rifondazione Comunista rifiuta dunque la narrazione delle vittime “che isola gli eventi dal loro contesto storico e cancella la natura di classe e coloniale dello Stato italiano”. Non per questo le vittime delle foibe non devono essere ricordate, “ma non accettiamo la manipolazione che trasforma i carnefici di ieri in vittime innocenti e i partigiani in criminali. Le epurazioni jugoslave furono un processo politico e rivoluzionario in un contesto di guerra totale, di occupazione fascista, di genocidio e repressione sistematica. Furono contraddittorie, talvolta feroci, e non le giustifichiamo. Ma non accetteremo mai la loro equiparazione al progetto fascista di sterminio, colonizzazione e dominio di classe.” Quanto all’esodo istriano-dalmata, aggiunge Rifondazione, “è ipocrita ricordarlo senza ricordare la violenza strutturale del capitalismo fascista e dell’imperialismo italiano che lo precedette”.
Quello che soprattutto preme sostenere a Rifondazione Comunista è che il “Giorno del Ricordo” non deve diventare uno strumento di guerra culturale. “Difenderemo – conclude il comunicato – sempre al fianco di ANPI, la verità storica, l’antifascismo militante e la memoria della Resistenza. Contro ogni revisionismo, contro ogni nazionalismo, contro ogni uso reazionario della storia.


































