
(Adnkronos) – "La piccola pattuglia parlamentare del generale Vannacci ha votato contro l’invio delle armi all’Ucraina e votato a favore della fiducia che il governo ha richiesto. Così, nel giro di poche ore, da una parte si apre una crepa, dall’altra la si chiude subito e la si sigilla. All’indomani può ricominciare il balletto delle interpretazioni e i nuovi arrivati di Futuro nazionale possono comodamente collocarsi sia dentro che fuori il perimetro di maggioranza. Non c’è dubbio però sul fatto che la scelta governativa di chiedere la fiducia all’aula abbia aperto un pertugio, almeno un pertugio, all’alleanza con gli scissionisti. Cosa che avrà fatto innervosire Salvini, ovviamente. E che nel frattempo pone un serio problema politico alla Meloni. Infatti la premier da un lato scambia discrete effusioni europeiste con il cancelliere tedesco, evocando una svolta unionista e comunitaria ancora più netta. E dall’altro però si trova tra i piedi l’inciampo di una piccola, piccolissima formazione politica che allude proprio a quel passato e a quelle forme di estremismo da cui aveva preso fin qui le sue caute ma significative distanze. C’è come una scissione tra il calcolo numerico e il calcolo politico. Per un verso si ha paura che le file elettorali dei “futuristi” si possano gonfiare di tutti i malumori che corrono nel paese. E dunque si evita di metterli del tutto al bando, dovessero mai tornare utili. Per l’altro verso invece ci si presenta sul palcoscenico europeo con intenzioni più unitarie, arrivando finalmente -finalmente- ad accettare di aprire una discussione autentica e si spera proficua su come superare i vincoli del voto all’unanimità. Vero traguardo degli europeisti e altrettanto bestia nera dei sovranisti. Compresi ovviamente gli ultimi arrivati. Gli osservatori politici più pigri e trasandati descrivono questa altalena tra alleanze, complicità e giochi di sponda come fosse una antica e sapiente regola democristiana. Dimenticando, nella diffusa ignoranza storica, che su materie di questo genere i vecchi democristiani erano tutt’altro che ambigui. E che anzi proprio sui vincoli internazionali avevano costruito le loro strategie politiche e governative. Il fatto è che non c’è nulla, proprio nulla di tutto questo che evochi certe vaghezze della prima repubblica. C’è piuttosto un intricatissimo nodo politico che andrebbe sciolto, a beneficio della chiarezza e forse anche delle convenienze che un leader politico ha l’interesse, ma anche il dovere, di perseguire. E qui veniamo al punto vero che la scissione del generale pone all’ordine del giorno della maggioranza. E cioè al fatto che in un contesto politico tutto sbilanciato verso destra, aggiungervi una formazione che vuole incarnare una destra ancora più estrema e perfino provocatoria rischia di far tornare le cose indietro. Molto indietro. Poiché mentre Meloni ha fatto più di qualche passo nella direzione di quella tradizione geopolitica che aveva preso forma nella prima repubblica, ora l’affiancamento della sparute truppe di Futuro nazionale rischia di ricacciarla nel passato. Fino a rischiare di scivolare verso i lidi di quel sovranismo che in tutto il mondo che conta, perlomeno sul versante delle grandi democrazie, viene considerato alla stregua di una bestemmia. O almeno di un serio pericolo. Il punto, insomma, non è quanti voti il generale possa portare, o magari invece sottrarre, sul fronte elettorale di casa. Il punto è quanti sospetti possa ingenerare sul fronte delle grandi cancellerie internazionali. Laddove il paese e anche il suo governo si giocano la partita più impegnativa e cruciale". (di Marco Follini)
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)






























