Remigrazione, raccolta firme del M.I.S. Vicenza tra consensi e proteste

180
remigrazione riconquista vicenza

A Vicenza il M.I.S. – Rete dei Patrioti ha raccolto 120 firme per la proposta di legge sulla “remigrazione”, già depositata in Cassazione. L’iniziativa ha suscitato anche un presidio contrario. La Redazione evidenzia i rischi di una narrazione che alimenta tensioni sociali, polarizzazione e possibili derive discriminatorie nel dibattito pubblico.

Sabato 14 febbraio la sede del M.I.S. Vicenza – Rete dei Patrioti ha ospitato una raccolta firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare sulla cosiddetta “Remigrazione”, depositata in Cassazione a gennaio dal comitato “Remigrazione e Riconquista”. Secondo gli organizzatori, la proposta avrebbe già superato le centomila sottoscrizioni online a livello nazionale; a Vicenza, nella fascia oraria tra le 10 e le 14.30, sarebbero state raccolte 120 firme.

Remigrazione, a Vicenza raccolta firme e polemiche

“Siamo ampiamente soddisfatti – ha dichiarato Gian Luca Deghenghi, portavoce del M.I.S. Vicenza – sia per l’interesse dimostrato dai vicentini sia per il numero di firme raccolte”. Il movimento interpreta l’afflusso come segnale di una crescente attenzione sul tema dell’immigrazione e come richiesta di “una decisa inversione di rotta” da parte del governo.

Parallelamente si è svolto un presidio contrario all’iniziativa, promosso da alcuni cittadini, con una presenza numericamente limitata. L’evento si è svolto senza tensioni, sotto il controllo delle Forze dell’Ordine.

Al di là dei numeri locali, il rilancio del tema della “remigrazione” riporta nel dibattito pubblico una proposta fortemente controversa. Il concetto, nato in ambienti dell’estrema destra europea, non riguarda soltanto il contrasto all’immigrazione irregolare – già disciplinato dalla normativa vigente – ma, nelle sue formulazioni più estese, ipotizza il ritorno nei Paesi d’origine anche di persone regolarmente residenti o naturalizzate, sulla base di criteri culturali o identitari.

È proprio questo aspetto a suscitare le principali critiche. Giuristi e associazioni per i diritti civili evidenziano il rischio di conflitto con i principi costituzionali di uguaglianza e non discriminazione, oltre che con gli obblighi internazionali assunti dall’Italia. La possibilità di distinguere tra cittadini “pieni” e cittadini “revocabili” sulla base dell’origine o del grado di integrazione aprirebbe scenari complessi sul piano giuridico e sociale.

Vi è poi una dimensione economica: in numerosi settori produttivi – dall’assistenza alla logistica, dall’agricoltura alla manifattura – la presenza di lavoratori stranieri è strutturale. Una narrazione che propone soluzioni drastiche senza affrontare le ricadute concrete rischia di semplificare un fenomeno articolato.

Il tema migratorio resta centrale nel confronto politico nazionale. Tuttavia, quando il dibattito si sposta verso ipotesi di ridefinizione selettiva della cittadinanza, il rischio è quello di accentuare polarizzazioni e tensioni sociali, trasformando una questione complessa in uno scontro identitario.

La raccolta firme vicentina si inserisce dunque in un clima più ampio di mobilitazione e contro-mobilitazione. Resta ora da vedere se e come la proposta proseguirà il suo iter parlamentare e quale sarà l’evoluzione di un confronto che tocca nodi profondi della convivenza civile e democratica.