
Lo strumento più efficace per recuperare risorse da destinare al welfare o ad altri ambiti è senza dubbio la lotta all’evasione fiscale, una battaglia di legalità che permetterebbe di recuperare cifre ingenti anche in Veneto, dove il mancato gettito a causa del sommerso sfiora gli 8 miliardi di euro.
Eppure, come evidenziato dall’ultima analisi dello Spi Cgil Veneto sui dati del Ministero dell’Interno, la partecipazione attiva all’accertamento non sembra affatto rientrare tra le priorità delle amministrazioni locali venete.
Nonostante il decreto legge 203 del 2005 consenta ai Comuni di trattenere nei propri bilanci il 50% dei proventi emersi dalle segnalazioni di attività in nero, opere abusive e dichiarazioni fasulle, i dati dimostrano che questa opportunità non viene sfruttata.
Nel 2024 solo 26 amministrazioni venete, ovvero il 4,7% del totale, hanno individuato irregolarità, segnando un calo rispetto alle 31 dell’anno precedente. Nelle province di Belluno e Rovigo nessuna amministrazione ha utilizzato questo strumento o è riuscita a far emergere il sommerso, confermando una tendenza al disinteresse che si protrae ormai da tempo. Gli importi recuperati nel 2024 ammontano a poco più di 111 mila euro totali, con una media irrisoria di appena 2 centesimi per ogni residente regionale, una cifra che si assottiglia costantemente se paragonata al milione e cento mila euro recuperato nel 2018.
A livello territoriale Verona risulta la provincia più virtuosa con oltre 62 mila euro di proventi, trainata dal capoluogo, mentre nel Vicentino sono stati recuperati più di 23 mila euro, cifra che per il 90% è merito esclusivo del Comune di Vicenza.
Le altre province registrano invece dati marginali, con il Veneziano a quota 20.400 euro e il Padovano che si ferma a meno di 4 mila euro, seguiti da un Trevigiano dove il capoluogo non sfrutta l’opportunità da diversi anni.
Dalla segreteria dello Spi Cgil del Veneto arriva un commento netto sulla necessità di invertire la rotta, sottolineando come la sanità pubblica e l’assistenza territoriale necessitino di finanziamenti urgenti a fronte di problematiche gravi come le lunghe liste d’attesa e la penuria di medici di base.
Il sindacato ricorda che il welfare veneto grava per oltre l’80% dell’Irpef totale sulle spalle di pensionati e lavoratori dipendenti e invita i sindaci a non dichiarare più di avere le mani legate per la scarsità di fondi, dato che il decreto 203 del 2005 rappresenta un’occasione concreta per rimpinguare le casse comunali a vantaggio delle fasce più povere della popolazione.





































