Fusioni comuni, consigliere vicentino Davide Lovat (RV) attacca: “Risposta sbagliata, serve il modello svizzero”

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Davide Lovat fusioni comuni
Davide Lovat, consigliere regionale del Veneto per "Resistere Veneto", eletto nella circoscrizione "Vicenza"

Il consigliere regionale di Resistere Veneto, il vicentino Davide Lovat, si esprime in maniera critica nei confronti della fusione tra comuni. Le sue parole giungono a breve distanza di tempo dalla fusione realizzata tra i comuni di Nanto e Mossano nel Vicentino, dove ha ufficialmente preso il via l’iter per la fusione di ben tre comuni: Bolzano Vicentino, Quinto e Bressanvido per dare vita a una cittadina da 15 mila abitanti.

Sono fermamente contrario al processo di accorpamento dei Comuni attualmente promosso e finanziato a livello istituzionale perché è una risposta sbagliata a un problema creato artificialmente dallo Stato centrale“, esordisce Lovat. Secondo il consigliere, i municipi vengono spinti verso le fusioni perché privati delle risorse necessarie, una carenza che a suo dire “non esisterebbe se fosse stato attuato il decentramento fiscale promesso per decenni”.

Lovat contesta duramente l’idea che l’accorpamento porti a risparmi immediati, citando studi della Banca d’Italia: “Le unioni non presentano generalmente livelli di spesa inferiori. Anzi, la spesa corrente pro-capite nei Comuni uniti è mediamente aumentata. Gli eventuali risparmi sono limitati e richiedono oltre dieci anni per manifestarsi, mentre crescono problemi di personale e duplicazioni strutturali”.

Oltre all’aspetto economico, la preoccupazione principale riguarda la tenuta democratica: “I piccoli Comuni, soprattutto in Veneto, sono presìdi di democrazia e identità. Ridurne il numero significa allontanare i cittadini dalle istituzioni e alimentare l’astensionismo”.

Il consigliere di Resistere Veneto non risparmia critiche al Carroccio: “Su questo la Lega è incoerente rispetto alle proprie storiche promesse autonomiste. Chi per anni ha parlato di federalismo oggi sostiene, nei fatti, un processo di centralizzazione”. La soluzione proposta da Lovat non è la soppressione degli enti, ma una riforma costituzionale radicale: “Serve trasformare lo Stato in senso cantonale, sul modello svizzero, restituendo poteri e risorse ai territori ed estirpando il centralismo romano”.

Lovat conclude distinguendo tra cooperazione e fusione: “Forme associative mirate possono essere utili per specifici servizi, ma qui non si tratta di razionalizzare, bensì di difendere la prossimità istituzionale. La vera riforma non è meno Comuni, ma più autonomia e più responsabilità fiscale“.