
Abbattere le nutrie a Parco Querini e lasciarle a galleggiare sull’Astichello non è certo il modo migliore di risolvere il problema dell’invasione del grosso roditore negli spazi verdi vicentini: a dichiararlo sono i portavoce di Europa Verde Vicenza Erica Ceola e Fabio Cappelletto, in una nota stampa a commento dell’eliminazione degli animali che vivevano nel parco. Certo, quello di gestire le specie aliene è un problema complesso e che va affrontato, ma i due esponenti di Europa Verde Vicenza contestano il metodo scelto dall’amministrazione, definendolo una toppa peggiore del buco: «Colpire e uccidere, per poi lasciare le carcasse in acqua, non solo è eticamente discutibile, ma espone le persone a un serio rischio di contaminazione delle acque e del suolo. Non è neppure una soluzione, ma uno spot a breve termine che risolve il problema per poche settimane, in attesa che il ciclo riproduttivo ripopoli le tane vuote».
Cappelletto ricorda poi che le nutrie sono diventate specie invasive non certo per loro scelta ma, come sempre, per una scelta imprudente e superficiale fatta dall’uomo: «La nutria è stata importata dal Sud America e sfruttata per la produzione di pellicce, il cosiddetto “castorino”, tanto di moda alla fine del secolo scorso. Quando il mercato è crollato, ci si è liberati degli esemplari, lasciandoli colonizzare i nostri corsi d’acqua. Si sono diffusi perché qui non vi sono i loro predatori naturali come nell’habitat americano».
Il problema rimane, e, chiarisce Ceola, deve essere affrontato: «Le nutrie sono dannose per l’ecosistema locale non solo perché scavano gallerie negli argini, ma perché competono con le specie autoctone, come l’arvicola, soppiantandole. Ciò non significa che bisogna adottare la logica dello sterminio.»
Cappelletto dopo l’amara constatazione che «Quando l’uomo non sa cosa fare, spara», conclude chiamando in causa anche l’amministrazione regionale: “Ancora prima dei Comuni, è la Regione a doversi approcciare seriamente al problema: attivando un tavolo di lavoro, coinvolgendo esperti, finanziando studi specifici, si potranno attuare metodi alternativi e più risolutivi, guardando all’equilibrio futuro e non solo all’emergenza del momento»




































