Morte sul lavoro da Vicenza a Taranto: le reazioni di Anmil e Prc dopo gli episodi di Tezze sul Brenta e all’Ilva

124
Le morti sul lavoro morte
Le morti sul lavoro

La morte sul lavoro registrata questa mattina, quando una donna è stata investita e uccisa dalla matrice di un camion in manovra nel Vicentino, a Tezze sul Brenta, genera reazioni dalla politica e dai sindacati.

C’è un “filo” purtroppo nero, piuttosto che rosso, che unisce il Vicentino alla Puglia e, in definitiva, l’intero Paese. Una lavoratrice di 42 anni – lo ricordiamo – ha perso la vita nella notte dopo essere stata investita da un camion in una ditta di trasporti a Tezze sul Brenta, nel Vicentino. Poche ore dopo, a Taranto, un operaio di 25 anni è morto nello stabilimento ex Ilva di Taranto dopo essere precipitato da un’altezza di 10-12 metri.

“Il massacro di operai ridotto a frasi di circostanza e inerzia”, scrive l’Anmil commentando gli ultimi incidenti in cui hanno perso la vita degli operai. L’Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro aggiunge: “Venerdì è stata data notizia di due operai colpiti dall’acido in un’azienda nel Vicentino, precisamente a Zané. Sono stati soccorsi con ustioni causate da acido nitrito, sostanza altamente corrosiva.

Sempre venerdì apprendiamo della morte il giorno prima di un operaio di 58 anni, in un cantiere di Casalduni, in provincia di Benevento. L’uomo sarebbe caduto da un mezzo in movimento. Venerdì mattina un operaio di 64 anni è caduto da una scala ad un’altezza di 5 metri mentre lavorava alla ristrutturazione dell’ex complesso conventuale di San Giacomo a Savona, finanziato dal Pnrr. Dopo un delicato intervento chirurgico riversa in gravi condizioni nel Santa Corona di Pietra Ligure.

Ancora venerdì, è morto un operaio di 61 anni in un’azienda di agrumi a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina). Sembra che il lavoratore stesse tentando di sbloccare un nastro trasportatore rima-nendone inghiottito e schiacciato mortalmente. Si chiamava Antonio Rocco Russo. Sabato ha perso la vita Francesco Greco, operaio 50enne. Stava eseguendo un intervento tecnico in un cantiere di Mazara del Vallo.

Ancora sabato – prosegue Anmil -, un operaio di 25 anni è stato travolto e ucciso da un’auto mentre stava svolgendo dei lavori stradali per conto di una ditta che operava per Anas a Cuggiono, nel Milanese. L’uomo alla guida del mezzo aveva 90 anni.

Davanti a questo dramma della tutela del lavoro dei più fragili, dei nostri operai, solo frasi di circostanza e inerzia nella criminale costruzione e ricostruzione perenne di un ‘alibi’ che da tempo ha tirato giù la maschera lasciando visibile il completo disinteresse verso la ricostruzione di un sistema lavoro degno non sono delle fondamenta costituzionali, ma della civiltà propria ad ogni Democrazia” conclude la nota di Anmil.

In merito interviene anche il Partito della Rifondazione comunista. “Ancora una volta, come accade spesso, sono le lavoratrici e i lavoratori degli appalti ad essere vittime di infortuni gravi o addirittura letali – affermano Paolo Benvegnù, responsabile nazionale Lavoro, e Silvia Stocchetti, segretaria provinciale federazione di Vicenza. Le ragioni sono ampiamente note. Nel sistema degli appalti, i criteri di sicurezza e la formazione, in genere praticamente inesistenti, sono totalmente subordinati alla logica del profitto; cosi come mancano i controlli e il personale necessario per contrastare questa strage che non ha fine.

Dedichiamo a questa lavoratrice la nostra partecipazione alle mobilitazioni per l’8 Marzo in provincia di Vicenza. Indichiamo come momento fondamentale nella lotta per un lavoro sicuro, sottratto alla precarietà e ai bassi salari, la partecipazione il 18 marzo all’ultima udienza del processo per la morte sul lavoro di Mattia Battistetti. Ci mobiliteremo ancora una volta, come abbiamo fatto per più di 20 udienze, insieme alle tante realtà del mondo del lavoro che lo hanno fatto con noi in questi anni”.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, e ancora Paolo Benvegnù, hanno aggiunto: “Mentre il governo è impegnato nella sua sudicia campagna sulla sicurezza che mira dritta a colpire i movimenti di lotta e i settori sociali più fragili, nei luoghi di lavoro si muore ogni giorno.

Una infernale catena di omicidi sul lavoro che non si ferma perché non si fa nulla per fermarla, perché non si vuole rimuoverne le cause. Si muore negli appalti dove la corsa al ribasso nei costi, la precarietà e il ricatto che pesa sulle lavoratrici e i lavoratori negano dignità e sicurezza al lavoro.

Si muore perché la ricerca del massimo profitto, regola fondamentale della produzione capitalistica, non trova alcun limite se non quello della forza e dell’organizzazione operaia. È con l’organizzazione dal basso che si difende la nostra vita nei luoghi di lavoro. È necessario uno sciopero generale, una risposta dura a questa strage con una piattaforma chiara che rivendichi l’introduzione per legge del reato di omicidio sul lavoro e l’assunzione di decine di migliaia di ispettori che controllino capillarmente le aziende e i cantieri per imporre il rispetto delle normative sulle sicurezza”.

Titolo per il sito  omicidio sul lavoro Sicurezza sul lavoro: la tragedia di Saveria Doldo unisce l’Italia