
Dal mondo dell’imprenditoria alla politica e alla cultura, Vicenza e provincia offrono in queste ore diversi spunti di riflessione sul ruolo delle donne, mentre ci si avvicina all’8 marzo, Giornata internazionale della Donna.
Camera di Commercio di Vicenza, donne e lavoro: il peso del gap con gli uomini si avverte ancora
Segnali di crescita? Sì ma il gap tra donne e uomini persiste, a safavore delle prime, secondo i dati dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Vicenza relativi all’imprenditoria femminile e alla condizione del lavoro femminile nel Vicentino.
Più in dettaglio, “se è vero infatti – informa l’ente camerale – che il Vicentino vanta un elevato tasso di occupazione medio (69,4%), dietro questo dato si cela una differenza di genere significativa, con l’occupazione femminile ferma al 61,3% contro il 77,3% degli uomini. Anche la disoccupazione riflette questa asimmetria, attestandosi al 3,6% per le donne e al 2,4% per i colleghi maschi, con un differenziale occupazionale che raggiunge il picco del 19,1% nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni”.
Differenze significative emergono anche analizzando le retribuzioni, “nonostante – ancora la Camera di Commercio – un impegno temporale medio di circa 45 settimane annue, dunque non molto diverso da quello maschile: la media per gli uomini è di 33.031 euro contro i 22.353 euro percepiti dalle donne”.
E approfondendo l’analisi emergono differenze anche più significative: in particolare nel lavoro dipendente full-time la retribuzione giornaliera femminile è inferiore del 19,8%, con punte critiche tra gli impiegati (26,6%), mentre il divario minimo è tra gli apprendisti (5,6%); considerando invece i professionisti a partita iva, tra le retribuzioni medie annue di uomini e donne vi è una differenza di ben 22.741 euro a vantaggio dei primi. Queste fragilità salariali si riflettono infine sulla previdenza: le pensioni di anzianità medie premiano gli uomini con 25.318 euro rispetto ai 20.992 ero delle donne.
Un gap evidente si riscontra anche nella titolarità e direzione d’impresa. “Al 31 dicembre 2025 il territorio vicentino registrava 15.737 imprese a guida femminile. Da una parte si tratta evidentemente di una forza vitale per il tessuto economico provinciale, come dimostra il volume occupazionale pari a 41.935 addetti; dall’altra l’incidenza provinciale del 20,0% rimane inferiore alla media nazionale del 22,3%, seppure in crescita negli ultimi anni”, si evince dai dati.
Oltre che meno numerose, le imprese femminili sono anche meno strutturate sul piano giuridico rispetto alla media vicentina, con una prevalenza di ditte individuali (58,9%) a fronte di una minor quota di società di capitali (27,6% contro il 34,6% del totale delle imprese provinciali).
Un dato di rilievo riguarda però l’evoluzione dei ruoli apicali: le 23.860 donne amministratrici o titolari – pur concentrate in comparti specifici quali servizi alla persona, ristorazione e commercio – sono cresciute dell’8,2% negli ultimi dieci anni, distanziando significativamente il trend complessivo (+0,7%).
In prospettiva futura, inoltre, questa crescita delle imprese femminili è destinata a a consolidarsi ulteriormente anche per motivi demografici: le donne imprenditrici vicentine sono infatti mediamente più giovani dei colleghi maschi.
I numeri, dunque, descrivono il permanere di un divario di genere importante, ma evidenziano anche un grande potenziale di crescita: “Guardare alle quasi 16mila imprese vicentine guidate da donne significa vedere una vera rivoluzione culturale in atto – commenta Ilaria Fabiola Tabone, presidente del Comitato Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio di Vicenza -, siamo cresciute dell’8,2% in un decennio contro una media dello 0,7%. Questa vitalità deve però diventare strutturale. E il tema non riguarda solo le imprese femminile ma anche le lavoratrici: sul mercato del lavoro il talento delle donne chiede spazio e ha anche qui importanti margini di crescita, a maggior ragione in un momento in cui le imprese faticano a reperire molte professionalità. Però occorre quanto meno offrire alle donne le stesse opportunità e condizioni rispetto ai colleghi uomini, mentre il divario di genere nel tasso di occupazione tocca il picco del 19,1% proprio tra i 25 e i 34 anni, quando si inizia a costruire una carriera, e questo esprime chiaramente come invece il peso del lavoro di cura familiare ostacola il percorso professionale di molte giovani donne”.
Da qui un impegno concreto, come Camera di Commercio, a sostenere la parità di genere nel mercato del lavoro e in particolare l’imprenditoria femminile: “Lo scorso anno – spiega Ilaria Fabiola Tabone – abbiamo rivolto un questionario alle imprenditrici vicentine, ricevendo oltre 900 risposte, dalle quali emerge come dietro la scelta delle donne di fare impresa vi sia una forte volontà e determinazione, che è dimostrata anche da una particolare sensibilità sui temi della formazione personale, per crescere sul piano ad esempio della digitalizzazione e del marketing.
Come Comitato per l’Imprenditoria Femminile stiamo sostenendo questi percorsi sia con strumenti informativi, come la newsletter attivata lo scorso anno dedicata al mondo dell’imprenditoria femminile, o il nostro progetto di educazione finanziaria o ancora l’evento sugli scenari imprenditoriali nella transizione green e digitale organizzato lo scorso novembre, durante il quale sono state premiate 4 imprese a conduzione femminile. Abbiamo anche aderito alla consulta per le politiche di genere del comune di Vicenza, mentre come sistema camerale vorrei ricordare che Unioncamere ha promosso il “Giro delle Donne che fanno impresa”, road show nazionale finalizzato a diffondere la cultura imprenditoriale femminile, offrire formazione e presentare strumenti di finanziamento. Inoltre a Vicenza, il prossimo 7 maggio, organizzeremo un grande evento aperto al territorio, pensato non solo come appuntamento formativo ma anche come occasione di networking tra le imprenditrici, perché fare rete è uno degli strumenti più concreti per sostenere la crescita dell’imprenditoria femminile”.
La Vicentina Elena Costa alla guida del Gruppo Donne di Fimaa Nazionale

Vicenza può vanare un nuovo riconsocimento in ambito imprenditoriale: la Federazione Italiana Mediatori Agenti d’Affari (FIMAA), ha eletto come Coordinatrice del Gruppo Donne di nazionale, Elena Costa, vicentina e presidente di Fimaa-Confcommercio Vicenza.
“Ricoprire questa carica è una grandissima soddisfazione – afferma Elena Costa – perché andrò a coordinare un laboratorio di competenze e di valore all’interno della Federazione. L’obiettivo è quello di valorizzare, all’interno della Federazione, il ruolo delle professioniste del settore immobiliare e lo farò impegnandomi ad ascoltare, connettere e costruire”.
Classe 1987, agente immobiliare da oltre quindici anni, Elena Costa è presidente di Fimaa Vicenza dal 2023 (dopo essere stata vicepresidente nel biennio 2021–2023) e da cinque anni è formatrice nei corsi abilitanti alla professione di agente immobiliare in Esac, la scuola d’impresa dell’Associazione.
Soddisfazione per la nomina di Elena Costa a Coordinatrice del Gruppo Donne di FIMAA nazionale arriva anche dal presidente di Confcommercio Vicenza Nicola Piccolo: “È un riconoscimento che premia tutta l’organizzazione provinciale di categoria – afferma -: dimostra che a Vicenza si sta lavorando bene, grazie ad un gruppo di professionisti, coordinato dagli uffici, che collabora per il bene del settore. Portare questa visione a livello nazionale significa rafforzare FIMAA e offrire nuove opportunità di crescita a tutte le professioniste dell’immobiliare”.
Luisetto (Pd) e Ostanel (AVS): “8 marzo, dal governo Meloni uno schiaffo alle donne: cancellare le consigliere di parità territoriali è un ritorno al passato”.
In tema donne, anche la politica ha da dire, come nel caso delle consigliere regionali del Veneto, Chiara Luisetto (Partito Democratico) ed Elena Ostanel (Alleanza Verdi e Sinistra).
“Mentre ci si prepara a celebrare l’8 marzo e l’importante traguardo degli 80 anni dal voto alle donne, il Governo Meloni risponde con un atto di smantellamento dei diritti: la cancellazione della figura delle Consigliere di parità regionali e territoriali“.
Le consigliere hanno depositato oggi una risoluzione, sottoscritta anche dalle consigliere Anna Maria Bigon e Monica Sambo del Partito Democratico, e da Rossella Cendron (Le Civiche venete), in risposta allo schema di decreto legislativo trasmesso al Parlamento il 19 febbraio 2026. Il provvedimento, che recepisce le direttive UE 2024/1499 e 2024/1500, prevede infatti all’articolo 7 l’abrogazione delle norme nazionali che oggi garantiscono la nomina di una consigliera o di un consigliere di parità in ogni Regione e Provincia.
“Siamo di fronte a una scelta profondamente sbagliata e slegata dalla realtà — sottolineano Luisetto e Ostanel —. Chiudere i presidi territoriali per accentrare tutto in una struttura ministeriale a Roma significa allontanare le istituzioni dai problemi concreti delle cittadine.
È pura illusione pensare che una donna in difficoltà lavorativa in un piccolo comune del Veneto possa trovare risposte efficaci inviando una semplice comunicazione a un ufficio romano. La scelta di sopprimere gli articoli dal 12 al 20 del decreto legislativo 198/2006 introduca un modello centralizzato che rischia di dissolvere una dimensione territoriale costruita in vent’anni. La capillarità non è un elemento accessorio, ma il presupposto fondamentale affinché la tutela contro ogni forma di discriminazione sia effettiva, specialmente per le lavoratrici madri e per chi subisce discriminazioni nei contesti periferici o nelle aree interne.
Attraverso la risoluzione presentata – spiegano le firmatarie – impegniamo la Giunta regionale ad attivarsi con urgenza presso la Presidenza del Consiglio e il Ministero per le Pari Opportunità per esprimere la netta contrarietà del Veneto allo smantellamento di questa rete. Le Consigliere di parità sono sentinelle fondamentali per il contrasto alle discriminazioni sul posto di lavoro e il loro ruolo nel monitoraggio e nel contenzioso lavoristico è insostituibile. Se davvero si vuole onorare l’8 marzo e la storia dell’emancipazione femminile, non si può procedere con tagli che colpiscono gli strumenti di tutela.
Chiediamo un ripensamento immediato: la parità effettiva si costruisce con risorse e prossimità, non desertificando i territori e le competenze maturate in questi anni”, concludono Luisetto e Ostanel.
8 marzo, Rifondazione comunista propone la visione di C’è ancora Domani
In occasione della Giornata Internazionale della Donna 2026, Rifondazione Comunista – Vicenza celebra questo importante anniversario attraverso il cinema.
Domenica 8 marzo si terrà la proiezione del film C’è ancora domani, di Paola Cortellesi, in via Alberto Mario 12, Vicenza, alle ore 18. Previsto un confronto con Francesca Nisticò (Giuristi Democratici Vicenza) e Irene Rui (CollettivA Menapace – Vicenza) su conquiste fatte e da fare.



































