Riforma dell’artigianato, Confindustria Veneto: «A rischio 12 mila imprese del territorio»

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riforma dell’artigianato

Nicole Tassotti, presidente della Piccola Industria regionale, chiede parità di condizioni fra aziende della stessa dimensione e richiama l’impatto su 230 mila lavoratori.

La riforma dell’artigianato e l’ipotesi di estendere la qualifica alle imprese fino a 49 dipendenti potrebbero creare distorsioni tra piccole aziende che operano negli stessi mercati. È l’allarme di Nicole Tassotti, presidente del Comitato Piccola Industria di Confindustria Veneto. Il quadro delle attività associative è disponibile sul sito di Confindustria Veneto.

Secondo i dati indicati da Tassotti, nelle attività manifatturiere e nelle costruzioni venete le imprese tra 10 e 49 addetti sono circa 12 mila su 28 mila, oltre quattro su dieci, e occupano approssimativamente 230 mila lavoratori.

ViPiù segue il dibattito sulle regole per le imprese venete nella sezione dedicata all’economia regionale e vicentina. Il confronto attuale riguarda la legge quadro del 1985 e non mette in discussione il valore delle botteghe e delle filiere artigiane.

Riforma dell’artigianato, costi e retribuzioni

Tassotti sostiene che l’innalzamento della soglia occupazionale, se non accompagnato da una revisione complessiva, possa favorire un semplice cambio di inquadramento. Nel metalmeccanico, afferma, il costo del lavoro industriale sarebbe superiore dal 27 al 48 per cento rispetto a quello artigiano.

La dirigente richiama anche i contributi per assegni familiari, maternità e disoccupazione: l’industria verserebbe il 2,45 per cento della retribuzione contro lo 0,40 per cento dell’artigianato, a fronte delle stesse prestazioni erogate.

Sul fronte salariale, le retribuzioni annue lorde industriali supererebbero quelle artigiane dal 17 al 34 per cento nel metalmeccanico e dal 15 al 23 per cento nel tessile. La questione investe quindi anche potere d’acquisto e attrattività del lavoro per i giovani.

Confindustria Veneto chiede che a regole uguali corrispondano condizioni uguali e che la riforma dell’artigianato valorizzi competenze, produttività e qualità dei mestieri, invece di limitarsi ad ampliare una soglia numerica.