
Le organizzazioni sindacali hanno incontrato il vescovo Benoni Ambarus e chiedono che CallMat resti a Matera salvaguardando tutti i 350 posti.
Nuovo passaggio nella vertenza CallMat Matera. Le segreterie regionali di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Telecomunicazioni, con le rispettive delegazioni, hanno incontrato il vescovo Benoni Ambarus per rappresentare la situazione dei circa 350 dipendenti del sito lucano. Le organizzazioni chiedono che l’azienda resti in città senza riduzioni occupazionali e che le istituzioni rendano trasparenti volumi e prospettive industriali. Gli strumenti nazionali sulle crisi d’impresa fanno capo anche al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
I rappresentanti dei lavoratori ringraziano il vescovo per l’ascolto e gli chiedono di mantenere alta l’attenzione della comunità. La posizione sindacale è netta: un’eventuale permanenza di CallMat a Matera dovrebbe comprendere tutti i lavoratori e non trasformarsi in una presenza ridimensionata.
La situazione era già emersa con l’annuncio dei 350 posti a rischio nella sede CallMat di Matera. Nel nuovo intervento i sindacati chiedono a Tim di fornire dati sui volumi e di chiarire se attività precedentemente gestite dal sito siano state affidate ad altri fornitori o trasferite altrove.
Vertenza CallMat Matera, le richieste a Regione, Governo e Tim
Le sigle riconoscono le misure di sostegno predisposte dalla Regione Basilicata, ma ritengono insufficiente una risposta fondata soltanto sugli ammortizzatori sociali. Chiedono investimenti, riconversione, diversificazione e occupazione stabile, sostenendo che le risorse pubbliche debbano servire a preservare il lavoro.
Al Mimit viene sollecitata una convocazione immediata di Tim e degli altri soggetti coinvolti. Alla Regione è richiesto un salto di qualità nell’iniziativa istituzionale, mentre la politica locale viene invitata a difendere il sito e a pretendere informazioni documentate sulle scelte industriali.
L’incontro con il vescovo non chiude la vertenza CallMat Matera, ma aggiunge un interlocutore sociale alla mobilitazione. I sindacati annunciano che proseguiranno nelle sedi istituzionali con l’obiettivo di evitare licenziamenti e mantenere nel territorio competenze e attività.

































