Disordini a Campo Marzo, Futuro Nazionale e Lega Giovani attaccano le istituzioni

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disordini a Campo Marzo

I disordini a Campo Marzo accendono il confronto politico a Vicenza: Futuro Nazionale e Lega Giovani Veneto intervengono sulla gestione della sicurezza e chiedono misure più severe.

I disordini a Campo Marzo di sabato 3 ottobre, che secondo i comunicati hanno coinvolto centinaia di giovanissimi richiamati in città da un influencer, provocano le reazioni di Futuro Nazionale Vicenza e Lega Giovani Veneto. Le due formazioni criticano la prevenzione e chiedono risposte sul presidio del territorio. Sul tema, il Comune di Vicenza ha documentato nei mesi scorsi i controlli della polizia locale nelle aree di Campo Marzo, Quadrilatero e Stanga.

Il riferimento è agli episodi avvenuti tra Campo Marzo, Parcheggio Verdi, piazza Castello e la stazione ferroviaria. L’area rientra nella zona a vigilanza rafforzata attorno alla stazione di Vicenza, prorogata a settembre per altri sei mesi. Entrambe le note politiche sostengono che l’arrivo dei giovani fosse stato annunciato sui social e che l’allarme meritasse un dispositivo preventivo più efficace.

Futuro Nazionale Vicenza, attraverso il referente Giuseppe Marra, parla di una «grave falla nella prevenzione» e chiede a sindaco e giunta di spiegare perché, a suo giudizio, non sia stato predisposto un presidio adeguato. Il comitato propone inoltre il ritorno a un servizio militare o civile obbligatorio per tutti i giovani, oltre all’identificazione dei responsabili e al risarcimento dei danni arrecati alle infrastrutture pubbliche e al Parcheggio Verdi.

Disordini a Campo Marzo, le richieste dei movimenti

La Lega Giovani Veneto, con il coordinatore Edoardo Bonato, afferma invece che sicurezza e vivibilità dei centri urbani debbano restare «priorità assolute». Nella nota il movimento usa toni molto duri contro i gruppi indicati come “maranza” e sostiene che chi frequenta le città debba rispettare leggi, forze dell’ordine e comunità. La proposta conclusiva avanzata è quella della “remigrazione”.

Le due prese di posizione hanno accenti e ricette differenti, ma convergono nella richiesta di chiarimenti sulle misure adottate prima dell’appuntamento e di una risposta più incisiva dopo gli episodi. Le valutazioni politiche riportate appartengono ai rispettivi firmatari; spetterà alle autorità ricostruire responsabilità individuali, danni e dinamica completa dei fatti.