Campo Marzo e social, il gruppo educativo: «Servono responsabilità e presenza adulta»

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Campo Marzo e social, servono responsabilità e presenza adulta

Dopo i disordini e la sfida diffusa online, sei esponenti del mondo educativo chiedono conseguenze chiare ma anche Patti digitali e spazi reali per i ragazzi.

Campo Marzo e social non possono essere trattati come due mondi separati: ciò che nasce sullo schermo entra nello spazio urbano e può trasformarsi in comportamenti concreti. È il punto di partenza del comunicato firmato da Giovanni Selmo, Luisa Consolaro, Francesca Carli, Massimiliano Balbo, Beppe Pellegrini e Massimo Melchiori, intervenuti dopo i recenti episodi nell’area verde di Vicenza. Sul tema delle regole digitali, il gruppo richiama il ruolo educativo di famiglie e comunità, in linea con il lavoro promosso dai Patti digitali.

I firmatari ritengono necessarie responsabilità individuali e conseguenze previste dalla legge, ma avvertono che il controllo di polizia rappresenta soltanto l’ultimo anello della catena. Dietro la ricerca di visibilità online vedono anche povertà relazionale, bisogno di riconoscimento e assenza di adulti capaci di accompagnare i più giovani nella vita quotidiana e nell’uso delle piattaforme.

La presa di posizione si aggiunge alle reazioni ai disordini di Campo Marzo, ma sposta l’attenzione sulle risposte educative di medio periodo. Scuole, famiglie, Comune, associazioni e società sportive vengono chiamati a costruire una presenza condivisa, evitando che il tema sia ridotto a una contrapposizione tra repressione e giustificazione.

Campo Marzo e social: Patti digitali e scuole aperte

Tra le proposte c’è l’estensione dei Patti digitali, intesi come accordi tra famiglie e comunità educante su tempi, strumenti e modalità di accesso dei ragazzi alla rete. Non si tratterebbe di demonizzare la tecnologia, ma di fissare regole comprensibili e coerenti, sostenute dagli adulti e accompagnate da occasioni reali di incontro.

Il gruppo propone inoltre attività pomeridiane gratuite nelle scuole medie e una rete di spazi accessibili, sportivi, culturali e associativi. La presenza adulta, secondo il documento, deve essere stabile e non limitarsi alle emergenze: servono luoghi dove i giovani possano sperimentare autonomia, appartenenza e responsabilità senza dover cercare nel gesto estremo o nella provocazione online l’unico modo per essere visti.

La formula indicata è dunque un equilibrio tra responsabilità ed educazione. Chi compie atti illeciti deve risponderne, ma la città deve interrogarsi anche sulle condizioni che li rendono attrattivi e replicabili. Per i firmatari, affrontare insieme Campo Marzo e social significa costruire prevenzione prima che il disagio arrivi nelle strade, con adulti riconoscibili, regole condivise e opportunità concrete.