Punto nascita di Adria, Cendron: «La chiusura penalizza ancora una volta il Polesine»

27
punto nascita di Adria

Il consigliere regionale delle Civiche Venete contesta la decisione sul reparto ostetrico e rilancia la richiesta di norme specifiche per garantire i servizi nelle aree più fragili.

La chiusura del punto nascita di Adria «penalizza ancora una volta il Polesine»: è la posizione espressa da Luca Cendron, consigliere regionale delle Civiche Venete, in una nota diffusa dall’Ufficio stampa del Consiglio regionale del Veneto. L’esponente politico collega la decisione alle difficoltà demografiche e infrastrutturali della provincia di Rovigo e chiede un intervento legislativo dedicato.

Secondo Cendron, valutare il servizio soltanto sulla base dei numeri annuali dei parti non tiene conto delle distanze, dei tempi di percorrenza e della conformazione del territorio. Il tema è analogo a quello affrontato nel Vicentino con il punto nascita di Valdagno e le iniziative dei sindaci, pur in un contesto sanitario e geografico diverso.

La critica riguarda anche il rischio di un circolo vizioso: la riduzione dei servizi può rendere un’area meno attrattiva per le famiglie, accelerando lo spopolamento che viene poi utilizzato per giustificare ulteriori tagli. Per Cendron, il Polesine necessita invece di politiche capaci di compensare le condizioni strutturali più difficili e di assicurare pari accesso alle cure.

Punto nascita di Adria: la proposta di una legge speciale

Il consigliere delle Civiche Venete propone una legge speciale per il Polesine, con strumenti stabili destinati alla sanità, ai trasporti, alla scuola e ai servizi essenziali. La richiesta punta a superare interventi occasionali e a definire criteri che considerino non soltanto la popolazione residente, ma anche le distanze dagli ospedali alternativi e la tenuta complessiva delle comunità locali.

La discussione sul punto nascita di Adria assume così un carattere politico più ampio. Da una parte ci sono gli standard organizzativi e di sicurezza utilizzati nella programmazione sanitaria; dall’altra la necessità di evitare che le aree periferiche perdano presidi fondamentali. Cendron chiede che la Regione apra un confronto con amministratori, operatori e cittadini e che la decisione venga riesaminata alla luce delle specificità polesane.