Violenza giovanile e social, CNDDU: educare alla responsabilità oltre la visibilità

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Violenza giovanile nella dimensione digitale, Romano Pesavento del CNDDU

Il Coordinamento dei docenti di Diritti Umani richiama scuola e famiglie: smartphone e social amplificano aggressività, emulazione e ricerca di consenso.

La violenza giovanile nella dimensione digitale richiede un’azione educativa che vada oltre il controllo degli smartphone. È il richiamo del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, presieduto da Romano Pesavento, che segnala il rischio che comportamenti aggressivi ottengano visibilità e consenso negli ambienti frequentati dagli adolescenti. Il documento completo è collegato alle attività del Coordinamento dei docenti per i Diritti Umani.

La riflessione si inserisce in un dibattito già seguito da ViPiù, come nell’approfondimento sulla violenza a scuola e sull’ascolto degli studenti. Secondo il CNDDU, un gesto aggressivo non si esaurisce più nel luogo in cui avviene: può circolare nelle chat, essere rilanciato sulle piattaforme, generare emulazione e trasformare la trasgressione in uno strumento di affermazione personale.

Durante l’adolescenza, il bisogno di appartenenza e riconoscimento assume un ruolo decisivo. Quando l’attenzione viene misurata attraverso visualizzazioni, reazioni e condivisioni, può affermarsi una relazione distorta tra notorietà e valore personale. Per questo la scuola non dovrebbe limitarsi a disciplinare l’uso dei dispositivi, ma fornire strumenti per valutare il significato e le conseguenze delle proprie azioni online.

Violenza giovanile nella dimensione digitale: il ruolo di scuola e famiglie

Il Coordinamento sottolinea il valore pedagogico del limite. Una regola diventa efficace quando non è percepita soltanto come imposizione, ma viene interiorizzata come criterio di comportamento. Allontanare temporaneamente uno smartphone durante le lezioni può proteggere apprendimento e relazioni dirette, ma non basta a educare all’uso responsabile quando il dispositivo torna nella disponibilità dello studente.

La prevenzione deve quindi entrare nella quotidianità scolastica e riconoscere per tempo segnali di prevaricazione, pressioni di gruppo e linguaggi aggressivi. Scuola e genitori sono chiamati a mantenere un dialogo coerente sulla vita digitale, evitando sia il controllo indiscriminato sia la disattenzione che lascia i ragazzi soli davanti ad ambienti complessi.

Il CNDDU invita anche i mezzi di informazione a evitare una sovraesposizione che possa trasformare la notorietà negativa in riconoscimento. Educare contro la violenza giovanile nella dimensione digitale significa rendere ogni ragazzo capace di interrompere una dinamica di gruppo, non rilanciare contenuti degradanti e distinguere la popolarità dalla responsabilità.