Caso Garlasco, Ris: “Reperti sono stati distrutti senza infrangere nessuna regola”

19

(Adnkronos) –
I reperti sul caso Garlasco sono stati distrutti senza infrangere nessuna regola. Al Ris di Parma nessuno ha dubbi sulla correttezza della procedura su cui la Procura di Pavia aveva chiesto approfondimenti – nella nuova indagine sul delitto di Chiara Poggi – ottenendo una ricostruzione puntuale e chiara di quanto accaduto. Al centro degli approfondimenti la sorte delle provette contenenti gli eluiti (intermezzi di lavorazione, ndr) ottenuti dai reperti “33dattilo”, “97F” – il famoso intonaco dell’impronta 33 – e dalle unghie della vittima.  

Gli eluiti dell’omicidio del 13 agosto 2007 “furono alienati senza redigere uno specifico verbale, trattandosi di intermedi di lavorazione non assimilabili a reperti giudiziari”, solo per quest’ultimi – in quanto sottoposti a sequestro – si deve attendere l’ok dell’autorità giudiziaria. In ogni caso – apprende l’Adnkronos in possesso di nuovi documenti – gli eluiti furono “adeguatamente conservati all’interno di un apposito freezer” al Ris di Parma “e correttamente registrati nel software gestionale della sezione Biologia dove rimasero conservati, unitamente ad altri eluiti di altri procedimenti penali, fino a settembre 2016, quando, in maniera cumulativa, vennero smaltiti come rifiuti speciali” si legge in una relazione consegnata alla Procura di Pavia.  

“Furono distrutti, un anno dopo la sentenza di condanna definitiva di Stasi, a seguito dell’entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica 7 aprile 2016 numero 87, recante disposizioni d’attuazione della Banca dati del Dna, che sanciva l’obbligo di distruzione del Dna estratto dai campioni biologici, e in ottemperanza al ‘provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali relativo al trattamento dei dati generici'” che disponeva la conservazione degli estratti del Dna relativi ai reperti/prelievi sino al termine delle indagini ovvero per un tempo superiore se espressamente richiesto dall’autorità giudiziaria”.  

—

cronaca

webinfo@adnkronos.com (Web Info)