Export, Giansanti: “Agroalimentare ormai strumento di soft e hard power”

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(Adnkronos) – Dalla crescita dell’export agroalimentare italiano alle difficoltà provocate dai dazi americani, fino al nodo della logistica, alla nuova Politica agricola comune e alle conseguenze delle tensioni nel Mar Rosso. Sono alcuni dei temi affrontati da Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, intervenuto a Roma alla conferenza Obiettivo Export dedicata al Centro Italia, tappa del percorso verso la conferenza nazionale dell’export prevista a dicembre.  

“Oggi il settore agroalimentare, il cibo, ossia ciò che arriva tutti i giorni sulla tavola degli italiani e dei cittadini del mondo, sta diventando sempre più un fattore strategico. Nelle guerre ibride la disponibilità o meno di prodotto alimentare diventa un elemento di vantaggio e soprattutto uno strumento politico che può essere sia di soft power sia addirittura di hard power”, afferma Giansanti.  

Negli ultimi anni, osserva, “l’Italia è cresciuta tantissimo nella sua capacità di export”, anche se nell’ultimo anno alcuni comparti hanno registrato “un meno importante legato ovviamente ai dazi americani”. Il presidente di Confagricoltura cita in particolare “il pecorino, che è una produzione tipica del Centro Italia, i vini, gli oli della Toscana e dell’Umbria”, sottolineando come le dinamiche dei commerci internazionali abbiano “un impatto significativo”. 

Tra i punti deboli del sistema italiano, Giansanti indica soprattutto la logistica. “Noi oggi trasportiamo circa il 93% dei prodotti agroalimentari, sono circa 190 milioni di tonnellate, tutto su camion. In un mondo sempre più veloce, sempre più connesso e che deve guardare alla decarbonizzazione, è evidente che il nostro sistema della logistica e dei trasporti forse va ripensato”. 

Il confronto europeo, aggiunge, mostra quanto sia ampio il margine di miglioramento: secondo un indicatore Ue sull’accesso delle imprese ai mercati attraverso le infrastrutture di trasporto, “l’Italia è ventiduesima su 27”. “Se penso che alcuni Paesi dell’Unione Europea non hanno neanche il mare, vuol dire che probabilmente di strada da fare ce n’è”, osserva, chiedendo nuovi strumenti logistici e strutture capaci di aggregare l’offerta. 

 

Sul futuro della politica agricola comune, Giansanti chiede innanzitutto “che l’Unione Europea faccia l’Unione Europea”. “In un mondo globalizzato, in un mondo in cui vincono i forti, i 27 singoli Paesi che vanno a comporre l’Unione Europea non possono reggere la sfida con gli Stati Uniti, la Cina e la Russia. Al contrario, come 27 siamo una grande forza europea”.  

Giansanti – appena riconfermato alla guida del Copa, Comitato delle Organizzazioni Professionali Agricole, che rappresenta gli interessi deli agricoltori a livello Ue – riferisce inoltre di avere scritto nei giorni scorsi “una lettera al presidente Trump, invitando il presidente Trump e la presidente von der Leyen a inserire nel prossimo dibattito del G20 il tema dell’agroalimentare”. Per il presidente di Confagricoltura servono “un budget adeguato” e il mantenimento di una politica agricola comune, evitando una rinazionalizzazione delle scelte: “Abbiamo bisogno di un’Europa forte”.  

Infine, le tensioni sulle rotte commerciali e nel Mar Rosso incidono direttamente sui prodotti italiani ad alto valore aggiunto. “Se si parla di prodotto italiano non stiamo parlando di commodities, parliamo di specialities”, sottolinea. Ma “i costi dei noli e i costi assicurativi oggi diventano un problema” e, per l’agroalimentare, pesa anche la shelf-life: circumnavigare l’Africa allunga i tempi di percorrenza e aumenta il rischio che il prodotto arrivi a destinazione senza “le stesse caratteristiche” che avrebbe mantenuto passando attraverso Suez. 

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