
(Adnkronos) – La recente gaffe social di Elisa Isoardi ha acceso i riflettori su un fenomeno di nicchia che, negli ultimi anni, ha conquistato migliaia di internauti solo in Italia e molti di più nel mondo: un gioco che scommette su chi morirà entro l’anno, con tanto di regole, squadre e morituri schierati. In Italia si chiama Fantamorto e ‘vanta’ oltre 12.000 squadre registrate.
Nella storia Instagram che ha fatto scalpore, la conduttrice ha inquadrato per errore una lavagna, sulla quale campeggiava la scritta ‘dead pool’, seguita da una lista di 22 celebrità italiane (tra cui figuravano nomi illustri, da Lino Banfi a Liliana Segre, da Giovanni Allevi al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella) con le rispettive età. Un vero e proprio ‘totomorto’ interno alla redazione che ha scatenato l’indignazione del web. Sebbene non sia noto se lo staff del programma stesse effettivamente partecipando al ‘gioco’, questo macabro passatempo esiste per davvero e ha origini lontane. Ma in cosa consiste esattamente? Il Fantamorto, noto anche come Totomorto o col nome inglese Dead Pool, è un gioco di ruolo assimilabile al Fantacalcio e parecchio precedente al più popolare FantaSanremo.
Consiste nell’organizzare e gestire per puro svago delle squadre virtuali formate da personaggi pubblici reali, a cui vengono attribuiti dei punti in base al loro eventuale decesso o alle disgrazie subite nel corso del tempo. Sebbene le scommesse sulla morte di figure di potere abbiano radici antiche – da papa Gregorio XIV nel 1591 che vietò ai cristiani di scommettere sulla morte di pontefici e alti prelati, passando per i salotti londinesi del Settecento, fino ad arrivare al primo vero dead pool organizzato in una redazione di New York nel 1934 – è con l’avvento di internet che il gioco ha assunto la sua forma attuale.
Oggi, anche in Italia si è diffusa con prepotenza questa competizione, considerata tra le più irriverenti e cariche di umorismo nero del web. Esploso all’inizio degli anni ’10 nel nuovo millennio, il fenomeno ha registrato una crescita esponenziale. Basti pensare che il primo sito web italiano dedicato, ‘Fantamorto’ – sulla cui homepage campeggia il motto “Il fantagioco dove la speranza è l’ultima a morire” – organizza un campionato annuale online dal 2009 e oggi conta oltre 12.000 squadre iscritte, più di 130.000 personaggi schierati e ben 629 decessi assegnati. Le regole di base trasformano il classico fantacalcio in una macabra scommessa sulle sorti delle celebrità. Ogni giocatore, ribattezzato ‘fantanecroforo’, deve comporre una rosa di 13 personaggi famosi, i cosiddetti ‘morituri’, scelti tra coloro che possiedono una pagina Wikipedia. Per gli acquisti si ha a disposizione un budget di 330 Lire (anche la valuta è rigorosamente defunta). Il campionato segue un calendario fortemente simbolico, con il fischio d’inizio fissato al 2 novembre, giorno della commemorazione dei defunti, e la chiusura al 30 ottobre dell’anno successivo. Il fulcro del gioco è ovviamente il decesso del Vip, che garantisce un punteggio base di 10 punti. Questo bottino può lievitare grazie a vari bonus legati all’età, premiando maggiormente la scomparsa di personaggi giovani, o alle dinamiche della dipartita, come morti in diretta tv, nei giorni festivi, omicidi, suicidi o funerali di Stato. Il traguardo massimo è il cosiddetto ‘strike’, assegnato a chi vede perire l’intera rosa iniziale.
Tuttavia, i giocatori guadagnano punti anche per le sventure che colpiscono i loro protetti in vita grazie ai ‘Bonus Disgrazie’, che includono malattie gravi, ricoveri, arresti, divorzio, incidenti o il coinvolgimento in disastri naturali. A fare da contraltare i ‘Malus Vitae’: ogni evento lieto viene severamente punito. Vengono infatti decurtati punti per guarigioni, assoluzioni in tribunale, matrimoni e nascite di figli, mentre la penalità più pesante scatta se il Vip si macchia dell”imperdonabile’ colpa di salvare una vita umana.
I giocatori, però, respingono le accuse di cattiveria. Chi partecipa al Fantamorto si difende spiegando che si tratta semplicemente di un gioco per sconfiggere la paura della morte. Per loro, usare l’umorismo nero e trasformare i decessi in punti o classifiche non è un gesto insensibile. Al contrario, è un modo per rendere meno spaventoso un argomento tabù, per fare gruppo e per prendere la vita (e la fine della vita) con un po’ di leggerezza. (di Loredana Errico)
—
spettacoli
webinfo@adnkronos.com (Web Info)





































