Presunto tribunale islamico a Padova, Co-mai si dissocia: «Vale la legge italiana»

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presunto tribunale islamico a Padova

La Comunità del Mondo Arabo in Italia respinge ogni iniziativa individuale che pretenda di sostituire le istituzioni e invita a evitare generalizzazioni.

Sul presunto tribunale islamico a Padova, la Co-mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia, prende nettamente le distanze. L’associazione afferma che nessuno può creare norme o organismi giudiziari paralleli e ribadisce che in Italia esistono una sola Costituzione e un unico ordinamento. Sul sito del Ministero dell’Interno sono disponibili le informazioni istituzionali in materia di libertà religiosa e rapporti con le confessioni.

La posizione è stata espressa dopo le notizie su una presunta iniziativa di arbitrato ispirata alla legge islamica. Co-mai la definisce un atto individuale dal quale il mondo arabo e musulmano deve dissociarsi, perché la libertà religiosa può essere esercitata soltanto nel rispetto delle leggi italiane. ViPiù ha affrontato anche altri temi di convivenza e dialogo tra comunità in Veneto.

Alla presa di posizione hanno contribuito Foad Aodi, Kamel Belaitouche, Daoudi Tilouani, Hakim Neserat e Leila Belaitouche. Il messaggio comune è che nessuna appartenenza culturale o religiosa può attribuire a singoli soggetti il potere di sostituirsi ai tribunali dello Stato.

Presunto tribunale islamico a Padova, il richiamo contro le generalizzazioni

Co-mai chiede nello stesso tempo di non trasformare una vicenda individuale in un’accusa collettiva contro musulmani e cittadini di origine araba. La responsabilità, sostiene l’associazione, deve restare personale e accertata dagli organi competenti, senza alimentare islamofobia o contrapposizioni indiscriminate.

L’organizzazione richiama il lavoro svolto negli anni sul dialogo interreligioso e sull’integrazione. In questa cornice sostiene la necessità di un’intesa con lo Stato capace di definire diritti, doveri e forme di rappresentanza trasparenti, sempre all’interno dell’ordinamento italiano.

La posizione unisce quindi due indicazioni: rifiuto di qualsiasi giustizia parallela e tutela delle comunità da letture generalizzanti. Il confronto religioso e culturale, secondo Co-mai, deve svolgersi in spazi riconosciuti, con interlocutori responsabili e senza sovrapporsi alle funzioni riservate alle istituzioni pubbliche.