
Il Coordinamento stima fino a 190mila euro di costi cumulativi in undici anni per alcuni insegnanti e chiede una risposta al ministro Valditara.
Un fondo nazionale per i docenti fuori sede, con un’indennità fino a 600 euro mensili, e un piano straordinario per la mobilità interprovinciale degli insegnanti della classe A-46. Sono le richieste avanzate dal Coordinamento nazionale docenti della disciplina Diritti umani al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Il contributo dovrebbe essere commisurato ad affitti documentati, distanza dalla residenza e durata del servizio lontano da casa, interessando personale stabile e precario. Il quadro contrattuale e amministrativo fa capo al Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Il CNDDU collega la proposta all’aumento del costo della vita, al peso degli affitti e alla perdita di potere d’acquisto. Chi lavora lontano dalla propria residenza deve spesso sostenere un secondo domicilio e spostamenti periodici. Il problema si inserisce nel più ampio confronto sulle condizioni economiche e organizzative del personale scolastico.
Per la classe di concorso A-46, Scienze giuridiche ed economiche, il Coordinamento segnala che, a undici anni dal piano straordinario della legge 107 del 2015, molti insegnanti incontrano ancora difficoltà nel ricongiungimento. Nel 2026 i trasferimenti interprovinciali verso Sicilia, Puglia, Campania e Calabria sarebbero stati 28, sette dei quali senza precedenza.
Docenti fuori sede, la stima dei costi e le misure proposte
Una simulazione del CNDDU calcola fino a 190mila euro tra formazione e undici anni di permanenza lontano da casa. L’ipotesi considera 850 euro mensili per l’alloggio, 100 per utenze e 200 per gli spostamenti, oltre a 38.200 euro per formazione e accesso alla professione. Il Coordinamento precisa che non si tratta di una media statistica nazionale.
L’indennità massima proposta equivarrebbe a 7.200 euro l’anno per beneficiario. Nell’ipotesi esemplificativa di ventimila destinatari, il fabbisogno raggiungerebbe 144 milioni annui, da definire in base ai requisiti effettivi. Si aggiungerebbero agevolazioni fiscali sugli affitti, contributi ai trasporti e accordi per alloggi a canone sostenibile.
Il sostegno economico, sottolinea il CNDDU, non deve diventare una compensazione permanente dell’impossibilità di rientrare nel territorio di residenza. Per questo viene chiesta anche una ricognizione nazionale di posti vacanti, domande respinte e possibilità di assegnazione provvisoria, con un confronto straordinario tra Ministero e organizzazioni sindacali.



































