Pinocchio al Teatro Civico di Schio, 22 interpreti interrogano il diritto alla felicità

52
Pinocchio al Teatro Civico di Schio con gli interpreti della compagnia

Lo spettacolo diretto da Davide Iodice apre Grande Teatro nell’ambito del Festival Colibrì. In scena anche artisti con disabilità e neurodivergenze.

Pinocchio al Teatro Civico di Schio diventa una domanda sul diritto alla felicità e sul significato della normalità. Sabato 17 ottobre alle 18 la compagnia Scuola Elementare del Teatro porterà in scena “Pinocchio – che cos’è una persona?”, ideato e diretto da Davide Iodice con ventidue interpreti.

La rappresentazione apre gli appuntamenti fuori abbonamento di Grande Teatro 2026-2027 ed entra nel programma del Festival Colibrì. Sul sito del Teatro Civico di Schio sono indicate le informazioni per l’accesso allo spettacolo, prodotto da Interno 5 e Teatro di Napoli – Teatro Nazionale.

Il lavoro affronta la fiaba di Collodi attraverso un gruppo composto anche da artisti con disabilità e neurodivergenze. La proposta si inserisce nel percorso culturale cittadino che comprende numerose iniziative teatrali, come la programmazione presentata per il festival vicentino “Luoghi che raccontano”, valorizzando forme diverse di partecipazione alla scena.

Pinocchio al Teatro Civico di Schio, la diversità come forza teatrale

L’allestimento prende avvio dalla domanda posta da Pinocchio a Geppetto nella pancia della balena: che cosa accadrà quando la candela si spegnerà? Per Iodice l’interrogativo richiama quello delle famiglie che accompagnano figli fuori dai modelli ordinari e chiama in causa non soltanto i genitori, ma la responsabilità dell’intera comunità.

Lo spettacolo ha ricevuto il Premio Speciale Ubu 2024 per il rapporto fra qualità artistica e valore sociale. La fiaba non viene proposta come semplice racconto per l’infanzia: Pinocchio rappresenta l’adolescenza incompresa, la diversità e la ricerca di uno spazio nel quale esprimersi senza essere ridotti a una diagnosi o a uno stereotipo.

Il Festival Colibrì attraversa diversi centri veneti con spettacoli e concerti dedicati a fragilità, identità e relazione. La tappa di Schio concentra questi temi nel linguaggio teatrale e affida agli interpreti la possibilità di mostrare competenze, desideri e autonomia. L’inclusione diventa così parte della costruzione scenica e non un’aggiunta esterna al lavoro artistico.