
Fesica Confsal Vicenza interviene sui progetti tra Sandrigo e Bolzano Vicentino: rinnovabili sui tetti e nelle aree compromesse, non nei campi.
Il fotovoltaico sui terreni agricoli accende una nuova presa di posizione nel Vicentino. Fesica Confsal contesta l’ipotesi di maxi impianti a terra e di sistemi di accumulo elettrochimico nelle aree di Sandrigo, Bolzano Vicentino e dei comuni vicini. Il sindacato sostiene che la transizione energetica debba concentrarsi sulle coperture industriali, sui fabbricati e sui suoli già compromessi, evitando di sottrarre superficie produttiva all’agricoltura.
Doriano Zordan, segretario provinciale della Fesica Confsal, parla di progetti da decine di ettari e richiama in particolare l’area Ipab di Bolzano Vicentino e gli impianti di accumulo ipotizzati a Sandrigo. La posizione arriva nel quadro delle regole nazionali sulle fonti fotovoltaiche e i relativi incentivi, mentre territori e amministrazioni discutono localizzazione, consumo di suolo e ricadute economiche.
Il confronto sulle rinnovabili nel Vicentino è già legato alla tutela del paesaggio, alla pianificazione urbanistica e alla necessità di ridurre le emissioni. Anche il dibattito sulla individuazione delle aree idonee in Veneto mostra la difficoltà di conciliare obiettivi energetici e protezione delle attività agricole.
Fotovoltaico sui terreni agricoli, Zordan: «Comuni e cittadini devono poter decidere»
Secondo Zordan, l’adiacenza alle arterie autostradali o l’applicazione automatica di criteri cartografici non possono cancellare le caratteristiche dei terreni fertili. Il segretario teme effetti sulle filiere locali e sui posti di lavoro collegati al settore primario, oltre al rischio che asservimenti ed espropri favoriscano operatori finanziari senza produrre benefici proporzionati per le comunità.
Fesica chiede alla Regione Veneto e alle autorità competenti una presa di posizione immediata, con vincoli ambientali e occupazionali verificabili. Il sindacato rivendica inoltre un ruolo effettivo per sindaci e cittadini nei procedimenti relativi a opere di grandi dimensioni, soprattutto quando incidono in modo permanente sul paesaggio e sulla disponibilità di terra coltivabile.
La nota non mette in discussione lo sviluppo delle rinnovabili, ma propone una gerarchia delle superfici: prima tetti industriali, aree dismesse e suoli degradati, poi ogni altra ipotesi. Il nodo del fotovoltaico sui terreni agricoli resta dunque quello di una transizione che produca energia senza indebolire agricoltura, lavoro e capacità decisionale dei territori interessati.

































