Aggressioni ai sanitari in Veneto, Sambo: «Braccialetti utili, ma servono più organici»

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aggressioni ai sanitari in Veneto

La consigliera regionale del Partito democratico sostiene la sperimentazione dei dispositivi anti-violenza, ma avverte: senza personale e prevenzione non bastano.

Le aggressioni ai sanitari in Veneto richiedono, accanto ai nuovi braccialetti anti-violenza, un piano strutturale di assunzioni e interventi capaci di ridurre il sovraffollamento dei pronto soccorso. È la posizione espressa da Monica Sambo, consigliera regionale del Partito democratico, sui dati relativi agli episodi denunciati dal personale. Le attività dell’assemblea sono consultabili sul portale del Consiglio regionale del Veneto.

Secondo i numeri richiamati da Sambo, nel 2025 l’Ulss 3 Serenissima ha registrato 409 aggressioni e l’Ulss 4 Veneto Orientale 124, per un totale di 533 episodi. Nello stesso anno il dato complessivo regionale ha raggiunto quota 3.153. La consigliera collega questi numeri a una situazione che coinvolge strutture e professionisti diversi e che, come mostra anche la recente aggressione avvenuta al pronto soccorso di Padova, non può essere affrontata soltanto dopo gli episodi.

Una parte rilevante delle vittime è costituita da donne: 227 nell’Ulss 3 e 86 nell’Ulss 4, cioè 313 casi e circa il 59 per cento del totale delle due aziende. In tutto il Veneto le lavoratrici coinvolte sono state 2.161. Per Sambo il dato conferma che la tutela del personale sanitario deve comprendere anche una lettura di genere del fenomeno.

Aggressioni ai sanitari in Veneto: prevenzione, assunzioni e sicurezza

La sperimentazione dei braccialetti, collegati ai sistemi di allarme, viene considerata una misura positiva perché può abbreviare i tempi di intervento nelle situazioni di pericolo. Sambo invita però a non trasformare lo strumento tecnologico nell’unica risposta, perché non agisce sulle condizioni che favoriscono tensioni e violenze.

Tra le priorità indicate figurano organici adeguati, servizi territoriali più accessibili e una gestione capace di alleggerire le attese nei pronto soccorso. La carenza di personale, sottolinea la consigliera, aumenta la pressione sugli operatori e rende più difficile prevenire l’escalation nei momenti critici.

La richiesta alla Regione è quindi di accompagnare i dispositivi di sicurezza con un programma verificabile di assunzioni e con risorse dedicate alla prevenzione. L’obiettivo dichiarato è proteggere chi lavora negli ospedali senza scaricare sui singoli professionisti la responsabilità di affrontare un problema organizzativo e sociale.