
Il protocollo coinvolge istituzioni, sanità, Università e associazioni: prima fase con Argentina e Brasile meridionale, attenzione anche alla casa.
La Regione Veneto avvia un progetto pilota per portare infermieri dall’estero nel Bellunese e affrontare la carenza di personale sanitario nelle aree montane. La Giunta ha approvato lo schema di un protocollo d’intesa che mette insieme Ulss 1 Dolomiti, enti locali, Università, Ordine professionale e associazioni. Il sistema sanitario regionale è descritto nel portale della Regione Veneto dedicato alla salute.
L’accordo dovrà trasformare gli obiettivi generali in un progetto operativo: analisi dei fabbisogni, individuazione dei canali di reclutamento, verifica delle competenze, formazione linguistica, tutoraggio e condizioni di accoglienza. L’iniziativa si inserisce nel confronto sulla disponibilità di personale, richiamato anche dai dati sugli investimenti nella sanità territoriale del Veneto.
Oltre alla Regione e all’Ulss 1 partecipano la Prefettura e la Provincia di Belluno, i Comuni di Belluno e Feltre, il Consorzio Bim Piave, Ater Belluno, l’Università di Padova, l’Ordine degli infermieri provinciale e l’Associazione Bellunesi nel Mondo.
Infermieri dall’estero nel Bellunese, formazione e alloggi nel protocollo
La prima fase approfondirà soprattutto, ma non esclusivamente, i rapporti con Argentina e Brasile meridionale, dove sono presenti comunità venete e bellunesi. Le strade considerate sono due: inserire professionisti già formati oppure sviluppare percorsi universitari integrati con atenei esteri, valorizzando anche il corso di laurea in Infermieristica di Feltre.
Il tema abitativo viene indicato come essenziale. La difficoltà di trovare casa può ostacolare l’arrivo e la permanenza dei lavoratori nelle zone montane; per questo Ater, Comuni e altri soggetti dovranno contribuire alle soluzioni logistiche insieme agli interventi linguistici e relazionali.
L’assessore alla Sanità Gino Gerosa parla di una risposta organizzata a un problema strutturale e insiste sulla sicurezza dell’inserimento professionale. L’assessore alla Montagna Dario Bond sottolinea invece che, nei territori distanti dai grandi centri, reclutare non basta: occorre creare le condizioni perché le persone possano lavorare e restare.
Il protocollo avrà durata triennale e potrà essere rinnovato. Non determina da solo oneri finanziari: spese e interventi saranno definiti con atti successivi. Un tavolo regionale seguirà l’avanzamento del progetto sugli infermieri dall’estero nel Bellunese, che in futuro potrebbe essere esteso anche agli operatori socio-sanitari.

































