
L’assessore regionale vede nella candidatura un’occasione industriale europea; la consigliera Pd teme un semplice deposito e chiede tutele preventive.
Le materie prime a Porto Marghera alimentano un nuovo confronto politico dopo le comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L’assessore regionale allo Sviluppo economico Massimo Bitonci sostiene la candidatura del sito veneziano, mentre Monica Sambo, consigliera regionale del Pd, chiede che il progetto non si riduca allo stoccaggio e sia accompagnato da garanzie ambientali. Il quadro europeo è definito dal Critical Raw Materials Act.
Bitonci richiama la necessità di ridurre la dipendenza europea da forniture estere di cobalto, grafite e terre rare. Porto Marghera, secondo l’assessore, dispone di infrastrutture, collegamenti logistici e competenze industriali utili a sviluppare attività di lavorazione, trasformazione e recupero.
La posizione arriva dopo altri interventi sulla candidatura, tra cui quello che indicava Porto Marghera come sito strategico europeo per le materie prime critiche. Nel nuovo confronto, però, emergono con maggiore chiarezza le condizioni poste dall’opposizione alla trasformazione del progetto in un vero piano industriale.
Materie prime a Porto Marghera, due prospettive a confronto
Sambo sostiene che parlare soltanto di “stoccaggio strategico” rischi di trasformare l’area in un deposito di transito. La consigliera chiede filiere complete, ricerca, lavorazione sul posto e occupazione stabile e qualificata, così che il valore economico resti nel territorio e non si limiti al passaggio delle merci.
La vicepresidente della commissione Lavoro pone anche il tema delle risorse statali e regionali. Vuole conoscere l’entità degli investimenti e le garanzie per salute e ambiente in un’area segnata da inquinamento e bonifiche incompiute. A suo giudizio, le tutele devono precedere i nuovi insediamenti e non essere definite dopo.
Bitonci replica sul piano delle opportunità: la Regione, afferma, è pronta a collaborare con il Governo per attrarre investimenti e costruire nuove capacità produttive. La transizione industriale dovrebbe diventare, nella sua impostazione, anche una politica di sviluppo e di autonomia economica.
Il confronto sulle materie prime a Porto Marghera converge dunque su un punto: il semplice stoccaggio non basta. Restano aperte le differenze su garanzie, tempi, risorse e controllo pubblico. Saranno questi elementi a stabilire se la candidatura produrrà industria, occupazione e recupero ambientale.


































