
La sentenza riconosce il carattere discriminatorio del provvedimento e impone all’azienda anche il pagamento delle retribuzioni maturate.
Il licenziamento Acciaierie Venete di un operaio dello stabilimento di Dolcè è stato dichiarato nullo dal Tribunale di Verona, Sezione lavoro. Il giudice ha ordinato la reintegrazione del dipendente e ha condannato l’azienda a versare le retribuzioni maturate dal recesso fino al rientro effettivo, oltre ai contributi previdenziali, assistenziali e alle spese legali. La posizione sindacale è stata diffusa dalla Fiom Cgil.
Il lavoratore, assunto nel 1999 e impiegato nella laminazione, era stato licenziato nel settembre 2025 per il superamento del periodo di comporto nel triennio di riferimento. La decisione giudiziaria, pronunciata l’8 ottobre 2026, ha però riconosciuto che le assenze erano legate a condizioni di salute durature e che l’impresa disponeva da tempo di elementi utili per valutarle.
La vicenda entra nel quadro delle vertenze sul lavoro e sui diritti dei dipendenti in Veneto, con un principio destinato a incidere anche oltre il singolo stabilimento.
Licenziamento Acciaierie Venete, il principio indicato dal Tribunale
Secondo quanto riferito dal sindacato, l’azienda conosceva la situazione sanitaria attraverso la sorveglianza interna e le prescrizioni del medico competente. Prima di interrompere il rapporto avrebbe quindi dovuto approfondire il caso, confrontarsi con il dipendente e verificare la possibilità di adottare accomodamenti ragionevoli.
Il superamento del comporto, chiarisce la ricostruzione della sentenza, non può diventare un automatismo quando il datore di lavoro è in grado di comprendere la rilevanza e la durata delle condizioni mediche. Il giudice ha valutato l’assenza di una ricerca effettiva di soluzioni organizzative alternative.
Martino Braccioforte, segretario generale della Fiom Cgil di Verona, considera il reintegro un risultato importante per la tutela della salute, della dignità e della continuità occupazionale. Il rapporto di lavoro, osserva, non può essere ridotto al conteggio dei giorni di assenza ignorando la storia professionale della persona.
Per la Fiom il caso conferma inoltre il ruolo della tutela sindacale e dell’assistenza legale nelle situazioni in cui salute e posto di lavoro entrano in conflitto. Il licenziamento Acciaierie Venete viene così ricondotto a un obbligo più ampio: valutare concretamente ogni situazione prima di scegliere la misura più grave.

































