25 aprile e libertà: la Brigata Ebraica dovrà sfilare scortata. La Liberazione, festa che non dovrebbe essere ostaggio di alcuna associazione

25 aprile, la Brigata Ebraica in Romagna
25 aprile, la Brigata Ebraica in Romagna

Il 25 aprile si ricorda la Liberazione, festa che non dovrebbe essere ostaggio di alcuna associazione ma anche quest’anno a Ferrara (come sempre e ovunque in Italia) la Brigata Ebraica dovrà sfilare scortata (come sempre): vi sembra normale in un paese che si ritiene democratico e liberale? A me no.

Il 25 aprile è anche la Giornata della nuova Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) che assume un aspetto ben diverso da quella fondata dai partecipanti alla resistenza italiana contro l’occupazione nazifascista nella seconda guerra mondiale. Istituita a Roma nel 1944, mentre nel Nord Italia la guerra era ancora in corso, è stata eretta in ente morale il 5 aprile 1945. L’associazione degli ex partigiani si è allargata è dal 2006, a chiunque condivida i valori della Resistenza.

Brigata Ebraica a Venezia
Brigata Ebraica a Venezia

Evidentemente l’Anpi stabilisce Resistenze di tipo A, B, C, nonostante aderisca alla Federazione Internazionale dei Resistenti. Obiettivi dell’ANPI sono la valorizzazione del ruolo storico svolto dalla lotta partigiana anche mediante la promozione di ricerche e testimonianze, la difesa dal vilipendio e dal revisionismo, il sostegno ideale ed etico dei “valori di libertà e democrazia” alla base della Costituzione della Repubblica Italiana del 1948 nata dalla Resistenza.

Brigata Ebraica
Brigata Ebraica

ANPI deve prendere una posizione chiara verso la Brigata Ebraica, perché piaccia o meno durante la Seconda Guerra Mondiale la Brigata Ebraica era a fianco della resistenza, mentre quella palestinese era legata a Hitler e poiché in molti sono contrari al revisionismo, questa è la verità.

Francamente non so cosa sia oggi e cosa sia da anni l’ANPI (viste anche le diverse posizioni espresse da alcune sedi provinciali rispetto a quelle nazionale, ndd). Una associazione che sbandiera simboli che con i valori della resistenza poco hanno a che fare. Un ibrido di  potere e politica che sarebbe ridicolo se non ledesse i valori della Resistenza. Una associazione che si regge su fragili equilibri, fatti più di mero opportunismo che di grande umanità e rispetto della Memoria di chi  ha pagato con la vita il prezzo della nostra libertà.

Ricordo, quanto da bambina, adolescente e giovane aspettassi questa festa, la festa della liberazione. Oggi questa festa fa acqua da tutte le parti, io sono e resto dalla parte della Brigata Ebraica e di Israele, a prescindere, ma come donna libera e indipendente sento che devo perseguire la giustizia, per questo appoggio il popolo yazida, curdo, afgano, ucraino, uiguro, ovvero ogni popolo che sostenga l’espressione della libertà, della voglia di indipendenza, della libera determinazione e non è di certo dalla parte di quelli che appoggiano i rispettivi regimi. Li appoggio quando coesiste uno scambio di discussione liberale, non sono mai schiava delle opinioni altrui o delle circostanze.

Se non ho menzionato qualche altro popolo, se ne occupi chi per la libertà non fa niente e fa politica e buonismo da salotto o da marciapiede. Ci sono tanti popoli oppressi al mondo ed è giusto che ognuno di noi faccia la sua parte, perché nessuno di noi può prendersi cura di tutti.  

I Giusti fra le Nazioni secondo la fonte Yad Vashem Museum a gennaio 2020 erano 27.712, per citarne alcuni 7.112 polacchi, 5.851 paesi bassi, 4130 francesi, 2659 ucraini, 1767 belgi, 916 lituani, 869 ungheresi, 734 italiani, 669 bielorussi, 638 tedeschi, 615 slovacchi, 357 greci, 215 russi che assieme a altri cittadini di tutta Europa sono oggi ricordati come Giusti dei Giusti.

Voglio chiudere, con la lettera che un ebreo ucraino scrisse a Breznev quando nel 1967, dopo la guerra dei sei giorni, si rafforzava un clima già profondamente antisemita in U.R.S.S., le condizioni di vita peggioravano e in molti ebrei sovietici forte era la voglia di andare in Israele.

Un ingegnere radiotecnico trentenne, ebreo ucraino, Boris Kochubievsky, scrisse una lettera a Breznev e, dopo nemmeno sette giorni, venne internato in un istituto psichiatrico:

Boris Kochubievsky, ebreo di Kiev
Boris Kochubievsky, ebreo di Kiev

Sono ebreo. Voglio vivere nello stato ebraico. Questo è un mio diritto, così come lo è il diritto di un ucraino di vivere in Ucraina, il diritto di un russo di vivere in Russia, il diritto di un georgiano di vivere in Georgia. Voglio vivere in Israele. Questo è il mio sogno, questo è l’obiettivo non solo della mia vita ma era anche delle vite di centinaia di generazioni che mi precedono, dei miei antenati che furono espulsi dalla loro terra. Voglio che i miei figli studino la lingua ebraica. Voglio leggere giornali ebrei, voglio andare a un teatro ebraico. Cosa c’è di sbagliato in questo? Qual è il mio crimine…?

Nelle poche righe di Boris Kochubievsky è racchiuso il significato del 25 aprile: libertà. Lasciate a casa tutte le bandiere che sono la prigione delle vostre ideologie, liberate le piazze dall’arroganza politico partitica che vi appartiene e restituite alle piazze i vecchi valori della parola “libertà”.

Nata a Vicenza il 25 gennaio 1954, studentessa mediocre, le bastava un sette meno, anche meno in matematica, ragazza intelligente, ma poca voglia di studiare, dicevano i suoi professori. Smentisce categoricamente , studiava quello che voleva lei. Formazione turistica, poi una abilitazione all’esercizio della professione di hostess di nave, rimasta quasi inutilizzata, un primo imbarco tranquillo sulla Lauro, un secondo sulla Chandris Cruiser e il mal di mare. Agli stipendi alti ha sempre preferito l’autonomia, ha lavorato in aziende di abbigliamento, oreficeria, complemento d’arredo, editoria e pubbliche relazioni, ha girato il mondo. A trent’anni aveva già ricostruito la storia degli ebrei internati a Vicenza, ma dopo qualche articolo, decise di non pubblicare più. Non sempre molto amata, fa quello che vuole, molto diretta al punto di apparire antipatica. Dove c’è bisogno, dà una mano e raramente si tira indietro. E’ generosa, ma molto poco incline al perdono. Preferisce la regia alla partecipazione pubblica. Frequenta ambienti ebraici, dai riformisti agli ortodossi, dai conservative ai Lubavitch, riesce nonostante il suo carattere a mantenere rapporti equilibrati con tutti o quasi. Sembra impossibile, ma si adegua allo stile di vita altrui, in casa loro, ovviamente.