Il 25 aprile è la Festa della Liberazione, il 24 aprile la comunità armena, in patria o nella diaspora celebra il “genocidio degli armeni”, in ricordo di un milione e mezzo di persone uccise tra il 1915 e il 1923… e quest’anno c’è il Covid che, quando, non ci ha ucciso, ci ha assassinato l’esistenza. Rientrate dai balconi, chiudete le finestre, c’è poco da cantare e c’è molto da pregare!

Perché bisogna cantare Bella Ciao il 25 aprile che con la liberazione non c’entra proprio niente o, almeno, non ne era l'inno durante quella fase storica? Non lo dico io, ma lo rilevo (anche) dal sito https://www.sitocomunista.it/canti/bellaciao.html.

La canzone diventa Inno Ufficiale dei partigiani anni dopo la fine della Guerra (probabilmente dopo la morte del suo probabile autore, Ziganoff, avvenuta a New York nel 1967), pochi anni prima che io diventassi una passionaria di sinistra, passione che fortunatamente è durata poco, il tempo per vedere che tra l’ingiustizia della borghesie di destra o centrista, galleggiava molto bene anche quella di sinistra, sfociata ora nel “radical chic”; insomma il nepotismo non aveva e non ha né padre, né madre ed è figlio dell’opportunismo!

In breve, “Bella Ciao” non l’hanno cantata sempre ed esclusivamente i partigiani, l’ha scritta, almeno come base melodica di Koilen, una canzone yiddish, un fisarmonicista zingaro cristiano, Mishka Ziganoff (e non un ebreo come certe fonti citano), che era solito intrattenere molte frequentazioni ebraiche nella nativa città di Odessa, ricca di cultura yiddish e musica Klezmer. Conservò le stesse amicizie, a loro volta emigrate, quando si trasferì anche lui in America e aprì un ristorante. Ci sono almeno tre versioni note di questa canzone e nessuna è in qualche modo riconducibile nettamente alla Resistenza, l’ultima edita è del 1922.

Ma torno più direttamente al 25 aprile e alle sue celebrazioni. Con l’accoglimento, alcuni anni fa da parte di alcune frange dell’ANPI, della bandiera palestinese ai cortei e con l’offesa e l’umiliazione alla bandiera della Brigata Ebraica, il 25 aprile ha perso, per me, valore storico, perché è diventato “confuso” a causa degli stessi che urlano “la storia non si può cambiare”. E appunto perché la storia non si può cambiare non dimentichiamo che la suprema autorità religiosa e politica “palestinese” il Gran Muftì di Gerusalemme Amir Al Husseini (tra l’altro zio di Yasser Arafat) era amico e collaboratore di Hitler. Fu proprio lui a formare una legione di SS che si occupò della deportazione e dello sterminio delle comunità ebraiche presenti in Bosnia.

E sempre per non cambiare la storia ricordiamo che l’allora Presidente dell’Organizzazione Mondiale sionista, Chaim Weizman, offrì al governo britannico la piena collaborazione della popolazione ebraica nella Palestina loro mandataria per liberare l’Europa e che la proposta fu respinta (solo ebrei non piaceva agli inglesi come a tanti altri…allora, come ora).

Gli inglesi autorizzarono l'arruolamento di volontari del mandato britannico di Palestina nel Corpo di servizio dell'esercito reale e nel Corpo dei pionieri, a condizione che fosse composto di un numero uguale di ebrei e arabi. Non fu un’impresa facile, si riuscì a formare una coalizione militare equilibrata, molto scadente e derisa, poi in troppi disertarono, soprattutto gli arabi che si arruolarono per effetto del bonus offerto dall’Agenzia Ebraica fondata nel 1923. L'Agenzia è tuttora attiva sotto la presidenza di Natan Sharansky, già ospite della prigione di Lefortovo e poi nel Gulag siberiano Perm 35.

Nell’agosto del 1944 Winston Churchill accettò finalmente la formazione di una Brigata ebraica e agli ebrei provenienti dalla Palestina si aggiunsero ebrei provenienti da altre terre, allora soggette al controllo britannico (Canada, Australia, Unione Sud Africana) e poi si unirono altri militari ebrei di nazionalità polacca e sovietica principalmente. Tutti insieme a combattere per liberare anche l’Italia dal nazismo.

E la risposta degli ultimi anni quale è stata? Un calcio alla Brigata Ebraica per dar spazio a chi la democrazia non l’ha sostenuta per appoggiare il totalitarismo nazista. Congratulazioni!

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Nata a Vicenza il 25 gennaio 1954, studentessa mediocre, le bastava un sette meno, anche meno in matematica, ragazza intelligente, ma poca voglia di studiare, dicevano i suoi professori. Smentisce categoricamente , studiava quello che voleva lei. Formazione turistica, poi una abilitazione all’esercizio della professione di hostess di nave, rimasta quasi inutilizzata, un primo imbarco tranquillo sulla Lauro, un secondo sulla Chandris Cruiser e il mal di mare. Agli stipendi alti ha sempre preferito l’autonomia, ha lavorato in aziende di abbigliamento, oreficeria, complemento d’arredo, editoria e pubbliche relazioni, ha girato il mondo. A trent’anni aveva già ricostruito la storia degli ebrei internati a Vicenza, ma dopo qualche articolo, decise di non pubblicare più. Non sempre molto amata, fa quello che vuole, molto diretta al punto di apparire antipatica. Dove c’è bisogno, dà una mano e raramente si tira indietro. E’ generosa, ma molto poco incline al perdono. Preferisce la regia alla partecipazione pubblica. Frequenta ambienti ebraici, dai riformisti agli ortodossi, dai conservative ai Lubavitch, riesce nonostante il suo carattere a mantenere rapporti equilibrati con tutti o quasi. Sembra impossibile, ma si adegua allo stile di vita altrui, in casa loro, ovviamente.