
Il territorio e le istituzioni si muovono per salvare il Punto nascita dell’ospedale San Lorenzo di Valdagno. Una data, forse, potrà indirizzare la battaglia: lunedì 29 giugno è è previsto l’incontro operativo tra i sindaci del territorio e l’Ulss 8.
La direzione dell’azienda sanitaria, questa mattina, ha visitato il Punto Nascita di Valdagno e ha avuto un approfondito colloquio con il direttore di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale San Lorenzo, Dimosthenis Kaloudis.
“Nell’incontro di oggi abbiamo voluto fare il punto sulla situazione, verificare i percorsi esistenti e i possibili scenari – spiega il Dg dell’Ulss 8 Berica, Peter Assembergs -. Questo in preparazione dell’incontro. Come già detto, come Azienda socio-sanitaria non possiamo che prendere atto dell’indicazione del Comitato Percorso Nascita nazionale, ma possiamo comunque lavorare per garantire il mantenimento nel territorio locale dei percorsi di presa in carico, rafforzando l’integrazione tra ospedale e territorio in modo che le donne dell’Alta Valle dell’Agno possano comunque affidarsi con fiducia al San Lorenzo e all’attigua Casa della Comunità, della quale è ormai imminente l’apertura, per tutti gli esami e le visite previste durante il percorso di gravidanza, mantenendo quindi di fatto piena assistenza sul territorio. Su questo concetto andremo ad analizzare, e dove sarà il caso anche potenziare, l’offerta dei servizi dialogando con i Sindaci del territorio”.
Punto nascita Valdagno: i cittadini non stanno a guardare
La situazione del Punto nascita di Valdagno ha generato una mobilitazione civica, condotta dal Comitato “Il San Lorenzo non si tocca” che ha avviato una raccolta firme registrando in poche ore 3.000 sottoscrizioni online e 600 cartacee.
Per i cittadini il reparto di ginecologia e ostetricia non è un semplice dato di bilancio, ma un presidio essenziale per l’intera vallata e la sua cancellazione rischierebbe di innescare un pericoloso ridimensionamento a catena di tutti gli altri servizi dell’ospedale.
La sottoscrizione pubblica serve a dare voce ai disagi di un territorio montano dove i collegamenti sono strutturalmente complessi. Con le loro firme, i residenti denunciano che smantellare il punto nascite costringerebbe le donne e le famiglie a percorrere decine di chilometri anche solo per le visite di controllo o per il parto, aumentando i rischi sanitari, i problemi logistici e le disuguaglianze nell’accesso alle cure.



































