
VENEZIA (ITALPRESS) – Tutte le menzogne che la politica sa esprimere, ovvero storia segreta dello spin doctor di Vladimir Putin: c’è l’omonimo romanzo di Giuliano da Empoli dietro “Il mago del Cremlino”, il nuovo film di Olivier Assayas in Concorso a Venezia 82. Un dramma morale e politico o un biopic immaginario, dedicato alla figura fittizia di Vadim Baranov, dietro la quale si cela quella reale di Vladislav Surkov, l’uomo che ha trasformato Vladimir Putin da grigio capo del KGB a nuovo zar della Russia post sovietica.
Scritto dallo stesso regista assieme all’infallibile Emmanuel Carrière, “Il mago del Cremlino” nelle parole di Olivier Assayas “non è un film sull’ascesa di un singolo uomo, né sulla forza con cui viene imposto il potere: radicato in eventi reali e contemporanei, è piuttosto una riflessione sulla politica moderna, o meglio, sulla cortina fumogena dietro cui oggi si nasconde”.
Tanto basta a inquadrare un’opera che, come sempre nel cinema del regista francese, lavora sulla flagranza delle relazioni colte attraverso una macchina da presa agilissima e pervicace e mira a ricostruire oltre vent’anni di storia della Russia contemporanea attraverso il racconto che il potente Vadim Baranov fa a un immaginario giornalista americano in procinto di scrivere la sua biografia.
A interpretare lo spin doctor è Paul Dano, perfettamente a suo agio nella quieta ambiguità di una figura che agisce nelle zone d’ombra del potere russo, forgiando il trono di Vladimir Putin, per il quale Assayas s’è affidato alla recitazione sempre determinante di Jude Law. La ricostruzione della carriera di Baranov è determinante per ricostruire le trasformazioni succedutesi nella società e nel sistema di potere russo dopo la caduta dell’URSS.
Figlio di un funzionario di partito, Baranov prima si cala nella vita intellettuale underground moscovita, dove conosce il suo primo e unico amore, Ksenia. Poi fiuta l’aria e capisce che è il sistema comunicativo la chiave d’accesso al potere e diventa produttore televisivo per una emittente privata, ruolo che gli permetterà di entrare in contatto con l’allora capo del KGB, Vladimir Putin, quando sarà individuato come successore dell’ormai dimissionario Boris Eltsin.
Ne diventerà lo spin doctor, portandolo al successo elettorale ma soprattutto comprendendone perfettamente il temperamento e adeguando le sue azioni, grazie anche a una straordinaria capacità di capire le effettive leve che governano il mondo contemporaneo. Olivier Assayas serra il ritmo per oltre due ore e offre un affresco intrigante e coinvolgente di una scena politica che mai come oggi appare tanto nodale quanto oscura nelle sue effettive strategie. Ricco di intuizioni e analisi estremamente interessanti, “Il mago del Cremlino” è un falso biopic che in realtà scandaglia gli ultimi vent’anni di storia mondiale con strumenti estremamente precisi. Resta un’opera un po’ spiazzata nella filmografia del regista per tematiche e conformazione, ma conferma il suo stile incisivo e la capacità di palleggiare tra personaggi, situazioni e dialoghi con grande agilità e maestria.
– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS)