Abuso d’ufficio, per La Repubblica: “È liberi tutti. Ecco la legge dell’impunità”

363
carlo nordio intercettazioni cospito abuso d'ufficio Test psicoattitudinali magistrati
Carlo Nordio, ministro della Giustizia nel Governo Meloni

Ieri, via libera della Camera dei deputati al ddl Nordio: oggi le polemiche sulla riforma della Giustizia, in particolare sull’abuso d’ufficio. All’abrogazione di quest’ultimo reato La Repubblica, mai tenera con il Governo Meloni, dedica il titolo di apertura dell’edizione odierna: “Abuso d’ufficio è liberi tutti. Ecco la legge dell’impunità”.

Giuliano Foschini, inizia ricordando le molte voci contrarie qualificate, quella del procuratore Raffaele Cantone su tutte, e poi scrive: “Con la scelta di abolire l’abuso di ufficio l’Italia ha deciso di essere, di fatto, l’unica democrazia giuridicamente avanzata a non avere un reato specifico che punisce il pubblico ufficiale che «intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale e arreca ad altri un danno ingiusto»”. Le conseguenze attese conducono al rischio paralisi del sistema della custodia cautelare preventiva e a un richiamo dall’Europa.

Questo, si vedrà – prosegue l’articolo -. Intanto da oggi l’abuso di ufficio non è più un reato. «Troppe archiviazioni in questi anni. Il rischio di un’indagine ha alimentato, all’interno della pubblica amministrazione, la “burocrazia del non fare” o della “paura della firma”» aveva dichiarato il ministro. Andando contro però il parere di tutti i magistrati ascoltati. Che da un lato avevano spiegato come l’abuso di ufficio fosse da considerarsi “un reato spia” per circostanze più gravi, come la corruzione. E dall’altro che coprisse comunque fattispecie assai delicate.

Su questo ha posto l’accento anche il Procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, che ha parlato dell’abolizione come di «un grave errore: si sta rimuovendo un presidio della legalità dei comportamenti dei pubblici poteri, compreso quello della magistratura» ha detto. Spiegando anche, nel corso dell’iter della norma, come il «venir meno della possibilità di sanzionare condotte abusive rappresenterebbe un vulnus agli obblighi internazionali sottoscritti dall’Italia in tema di corruzione con la convenzione di Strasburgo».

Neanche lui è stato ascoltato. E così fattispecie di reato gravi da oggi non saranno punibili. Per capire quali basta leggere le ultime sentenze di condanna della Cassazione sull’abuso di ufficio. C’è il carabiniere calabrese fuori servizio che si avvicina a due ragazze. Loro non vogliono chiacchierare e vanno via. E lui intima di mostrare i documenti di identità costringendole ad attendere l’arrivo di una pattuglia. «Il carabiniere, davanti al nostro rifiuto di fare amicizia con lui, ci ha spaventato abusando del suo potere», scrivono nella denuncia. Il carabiniere è stato condannato. Mentre oggi non sarebbe più punibile. Così come impunito resterebbe (torniamo alle sentenze di Cassazione) il sindaco che annulla gli avvisi di pagamento dell’Ici in campagna elettorale o il pm che chiede, per ripicca, il rinvio a giudizio contro l’ex della sua compagna nei cui confronti, in precedenza, aveva deciso di archiviare il procedimento”.

Fonte: La Repubblica