Aiuto dalla Regione per anziani non autosufficienti, Fnp Veneto: «Un bel segnale, ma 12.500 beneficiari è un numero bassissimo»

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Fnp veneto su aiuto regionale ad anziani: troppo pochi beneficiari

È in chiaroscuro il commento di Fnp Veneto, il sindacato dei pensionati Cisl, sull’iniziativa che vede insieme gli assessorati regionali Sanità e sociale e Lavoro e formazione di destinare oltre 61 milioni di euro ad anziani non autosufficienti e alle loro famiglie. L’iniziativa, presentata in questi giorni, prevede di attingere alla programmazione PR Veneto FSE Plus 2021-2027 per recuperare i fondi necessari; un progetto sperimentale, con l’obiettivo finale di assegnare, tramite bando curato da Azienda Zero, 400 euro al mese per un anno a 12.500 anziani non autosufficienti, 5.200 assistiti a domicilio e 7.300 in struttura.

Tina Cupani, segretaria generale Fnp Veneto

Per Tina Cupani, segretaria generale Fnp Veneto, attingere a risorse europee per potenziare la gestione della non autosufficienza degli anziani, sostenuta per la massima parte in modo autonomo dalle famiglie, è una novità interessante, però non mancano i dubbi: «Non possiamo non rilevare due criticità di partenza: 12.500 destinatari rappresentano nemmeno il 4% degli anziani non autosufficienti in Veneto. E per come viene descritto il bando, si configura un contributo “su richiesta”: il timore è che molti interessati nemmeno vengano a conoscenza dell’opportunità, dato che proprio i nuclei più fragili sono quelli più in difficoltà ad accedere alle agevolazioni, e che sul sito della programmazione 2021-2027 si individuano come periodo per le domande i mesi “vacanzieri” di luglio e agosto».

Il PR Veneto FSE Plus 2021-2027 e la non autosufficienza degli anziani

La programmazione regionale FSE Plus 2021-2027 ha una dotazione generale di 1 miliardo di euro per, si legge sul sito ufficiale, “incidere sul sistema economico e sociale del Veneto, al fine di aumentare la capacità della nostra regione di competere e di includere le fragilità” e raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030. I 61,5 milioni da destinare gli anziani non autosufficienti hanno l’obiettivo specifico di, si legge ancora, “migliorare l’accesso paritario e tempestivo a servizi di qualità, sostenibili e a prezzi accessibili, compresi i servizi che promuovono l’accesso agli alloggi e all’assistenza incentrata sulla persona, anche in ambito sanitario; modernizzare i sistemi di protezione sociale, anche promuovendo l’accesso alla protezione sociale, prestando particolare attenzione ai minori e ai gruppi svantaggiati”.

Il contributo economico, è stato detto dalla Regione, sarà assegnato con bando preparato da Azienda Zero e con il supporto delle Ulss come “front office”. Per partecipare, i requisiti sono una valutazione SVAMA (Scheda per la Valutazione Multidimensionale dell’Adulto e dell’Anziano) con punteggio non inferiore a 70 punti e Isee sociosanitario inferiore a 40.000 euro. Verranno quindi erogati 400 euro al mese per un anno che, nel caso dei servizi a domicilio, potranno essere utilizzati per supportare le attività della vita quotidiana sia che l’anziano abiti da solo o in co-housing. Nel caso dei servizi in struttura il contributo sosterrà, dice la Regione, “le prestazioni di residenzialità sociosanitaria per la parte di assistenza tutelare ed alberghiera”.

Una sperimentazione con numeri troppo piccoli

In Veneto, dati dell’ultima Relazione sociosanitaria della Regione, gli anziani non autosufficienti sono 328.045, di cui circa 31.400 assistiti in struttura (tanti sono i posti letto effettivi nei centri servizi anziani), e per la massima parte assistiti in casa da familiari o da badanti. «È evidente che questa iniziativa va a incidere su un numero limitatissimo di anziani non autosufficienti», conclude Cupani, «in un’ottica di sperimentazione ci può stare. Ma dalla Regione ci aspettiamo uno sforzo maggiore e una visione di insieme, affinché la condizione di non autosufficienza di un anziano, che aumenterà statisticamente con l’invecchiamento della popolazione ma a volte può verificarsi in modo improvviso, sia meno impattante per le famiglie. Sono cose che ci richiede anche il PNRR con la Legge Delega Anziani».

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