Alla vigilia del giorno del Ricordo, la Scuola del Lunedì affida a Luigi Poletto il racconto delle foibe e delle vicende del confine orientale

Da celebrazione nazionalistica a momento di riconciliazione

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Luigi Poletto alla scuola del lunedì
Luigi Poletto racconta il massacro delle foibe alla Scuola del lunedì

La Scuola del Lunedì dei Ferrovieri ha il pregio di raccontare gli avvenimenti storici attraverso relatori che riescono ad esporli ed illustrarli in modo semplice e chiaro, spesso scegliendo argomenti che ricadono in anniversari annuali. Nell’appuntamento di ieri, alla vigilia del Giorno del Ricordo – commemorazione civile nazionale italiana celebrata il 10 febbraio di ogni anno – Luigi Poletto ha ricordato i massacri delle foibe e l’esodo giuliano dalmata.

Poletto ha raccontato qualche giorno fa su Vipiù.it i “criteri” ideali da seguire per poter celebrare questa ricorrenza in modo profondo e non slegato dall’analisi della complessità delle vicende storiche, proponendo la ricorrenza come “momento di riconciliazione“.

Luigi Poletto alla Scuola del Lunedì

Daniele Bernardini, coordinatore responsabile della Scuola del lunedì ha introdotto l’ospite invitando i presenti ad acquistare le copie di alcuni libri portati dall’autore appositamente per l’occasione: “Antifa. Liberi per scelta” (Ronzani Editore, 2025) e “Mi sento che muoio oggi. Viaggio nella Resistenza vicentina” scritto con Roberto Pellizzaro (Ronzani Editore, 2024). Laureato in Giurisprudenza, Poletto è impegnato nell’ANPI, nell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea “Ettore Gallo”, nell’Associazione Giuristi Democratici “Gianni Cristofari” e nell’Associazione Giacomo Matteotti di Vicenza, oltre a collaborare con le riviste “Il Patriota” e “Quaderni Vicentini”.

L’intervento è stato corredato dalla proiezione di fotografie d’epoca, cartine illustrative dei territori raccontati, video storici presi da numerose fonti e spunti tratti da volumi critici.

Una narrazione fatta con spirito critico

Nella prima parte del racconto, Poletto ha mostrato come la celebrazione sia spesso strumentalizzata da parte di alcune forze politiche, nello spirito nazionalistico. La stessa legge che ha istituito questa ricorrenza (30 marzo 2004, n. 92) definisce come “complessa” la vicenda del confine orientale alla fine della Seconda Guerra Mondiale: la trattazione della tematica andrebbe affrontata dunque con spirito critico attraverso una narrazione complessa e completa di tutte le soggettività coinvolte, evitando qualsiasi tipo di negazionismo, riduzionismo o giustificazionismo.

Poletto ha poi distinto storia, memoria, politica e cultura: se la memoria riguarda il vissuto delle persone ed è quindi individuale, la storia deve tendere all’accertamento dei fatti usando la metodologia della scienza storica. Le istituzioni politiche devono dunque evitare una strumentalizzazione delle vicende storiche e adoperarsi affinché le memorie si riconcilino reciprocamente, mediante la cultura che permette di costruire ponti tra le diverse popolazioni.

Le origini dell’antagonismo

L’area dell’alto Adriatico era un’area multiculturale e plurilinguistica dove si incrociavano diversi mondi: slavo, latino, tedesco e magiaro, e dove si incontravano due modelli di nazione. Nel modello francese seguito dagli italiani “si diventa italiani per decisione individuale”, non “si nasce italiani”; nel modello tedesco abbracciato dagli sloveni “si nasce slavi”, secondo un impianto etnicista e difensivistico. Durante la dominazione asburgica che precede la Prima guerra mondiale, si registra un antagonismo tra italiani e sloveni-croati, a cui fa seguito una radicalizzazione dell’irredentismo italiano.

Con il patto di Londra (26 aprile 1915) viene previsto che l’Italia ottenga il Trentino, il Sud Tirolo, la Venezia Giulia, la Dalmazia e l’Istria, secondo un principio espansionistico; dopo la Guerra, i territori vengono spartiti tra l’Italia che ottiene tutti i sopracitati tranne la Dalmazia, e gli slavi che si uniscono ad altri paesi e danno vita alla Jugoslavia. L’Italia allora chiede l’annessione di Fiume – secondo un principio di nazionalità – e la Dalmazia, promessa nel patto di Londra; nasce il mito della “vittoria mutilata”.

Nel 1919 Dannunzio occupa Fiume, ma nel 1920 l’Italia attacca la città provocando una sessantina di morti e 200 feriti. Se nel primo Novecento vige una coesistenza tra le culture, dopo l’affermazione del fascismo avviene un'”italianizzazione forzata” con conseguente “bonifica etnica contro gli infedeli”. Contemporaneamente nascono diverse organizzazioni che perseguono l’antifascismo slavo e compiono sabotaggi e attentati; di contro il fascismo organizza spietate repressioni, tra cui il 6 settembre 1930, quando quattro patrioti sloveni vennero fucilati a Basovizza.

Nel 1941 nazisti e fascisti invadono la Jugoslavia che verrà poi lacerata: gli italiani controllano la provincia di Lubiana, Dalmazia, Istria, Albania, Kosovo e Montenegro; la Serbia si renderà indipendente ma controllata dalla Germania, la Croazia diventa indipendente e include la Bosnia-Erzegovina.

Con il vuoto di potere che segue all’8 settembre 1943, gli organi del movimento popolare decretano l’annessione dell’Istria, chi si oppone deve essere eliminato perché traditore; nell’autunno del ’43 verranno uccisi seguaci del regime fascista e membri delle istituzioni, e gettati nelle foibe (le cosiddette “foibe istriane“). Nazisti e fascisti in risposta organizzeranno una repressione durissima attraverso fucilazioni, torture e la distruzione di interi paesi.

L’epilogo si avrà quando 10-12mila persone verranno arrestate (numero che ad oggi sembra essere impreciso) e un migliaio saranno giustiziate e gettate nelle foibe, mentre altrettante verranno deportate in campi dove moriranno per maltrattamenti, denutrizione o malattia (“le foibe giuliane“).

E’ un errore dunque parlare di “pulizia etnica”, perché gli italiani saranno eliminati in quanto fascisti o ritenuti contrari al nuovo regime comunista, quindi per motivi politici.

La tematica ha generato interesse e riscontri controversi da parte del pubblico presente alla Scuola del lunedì. Tra i commenti, anche il ricordo di Franca, nata a Pola nel 1939, emozionata al sentire raccontare le vicende, “a lungo dimenticate, e poi strumentalizzate e politicizzate”, vissute quando era piccola.

Per chi volesse approfondire la tematica, tra i volumi consigliati da Luigi Poletto, “Adriatico Amarissimo” di Raoul Pupo.

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