
“L’erede: una storia ebraica” alla Scuola del lunedì
La vicenda del libro inizia a Salonicco, città greca in cui vivevano moltissimi ebrei sefarditi, quelli che dopo il 1492 furono cacciati dalla Spagna a causa di un provvedimento voluto dalla Regina Isabella di Castiglia – 300mila i cacciati, che si rifugiarono nei Paesi africani sulle coste del Mediterraneo e in Grecia-. La famiglia Samodiani commercia caffè e tabacco, oltre a stampare un giornale scritto in lingua ladina sefardita, finché il capofamiglia, dopo essersi sposato con una donna cristiana ortodossa, intuendo che qualcosa non andava bene nell’impero ottomano, decide di trasferire la famiglia a Trieste, dove ha un cugino.
Durante il viaggio in nave la moglie partorisce un bambino che sarà poi protagonista delle vicende della generazione successiva. A Trieste i commerci funzionano alla grande e i cugini avranno l’idea di “pubblicizzare” le sigarette vendute attraverso la stampa di cartelloni pubblicitari, mostrando un’intelligenza e idee all’avanguardia.
Con il passare degli anni, Trieste inizia ad essere al centro di movimenti nazionalisti, il giovane Eliàs, figlio del protagonista, va a studiare a Vienna e in una libreria trova per caso una copia dei “Protocolli dei Savi di Sion”, un falso documento creato dalla polizia zarista per diffondere l’odio verso gli ebrei nell’Impero russo. Il giovane si trasferirà poi a Berlino, seguendo una ragazza ambigua che afferma di aspettare un figlio da lui; all’arrivo nella città tedesca scoprirà molte vetrine di negozi ebrei infrante…
Ebrei e israeliani
Nel corso del pomeriggio si è discusso anche sulle ipotesi di creare due diversi stati: in fase di Grande rivolta araba, nel 1937 la commissione Peel – creata dal governo britannico durante il mandato britannico di protettorato della Palestina – propose, un piano di spartizione del territorio palestinese per la costituzione di due stati, uno ebraico e l’altro arabo. Il fallimento dei lavori della commissione portò all’istituzione della Commissione Woodhead l’anno dopo, che propose tre diversi piani di spartizione, pur ritenendo che una spartizione del paese sarebbe stata impossibile. Furono inoltre pubblicati i libri bianchi, ovvero una serie di leggi e misure che fissavano la politica mandataria relativa alla situazione in Palestina.
“Il problema principale della fattibilità di due stati è dovuta in parte ai coloni, 700mila persone sostenute più o meno dall’attuale governo israeliano, che inseriscono i loro insediamenti a macchia di leopardo, pertanto rendono quasi impossibile creare una linea di frontiera” afferma Galla.
Spazio alle domande dal pubblico, in particolare qualcuno chiede come mai lo scrittore abbia scelto di scrivere un libro sugli ebrei e non sui palestinesi, mentre qualcun altro ricorda come nella narrazione quotidiana (libri, fiction, film) spesso non vengano resi protagonisti gli ebrei perseguitati nella tragedia della Shoah, ma coloro che li hanno salvati.
“La Giornata della Memoria ha un rischio: quello di trasformarsi in un rito stanco che bisogna fare, mentre ci sarebbero delle possibilità di donarle valore, per esempio approfondendo i motivi per cui è stata istituita” ha concluso Tono Galla, al termine di un pomeriggio di scambio e dialogo profondo, privo di qualsiasi ottusità, alla Scuola del lunedì.







































