“Alpini: il giorno è arrivato. Dopo 33 anni Vicenza saprà riabbracciarli e farsi amare”: facile profeta Giovanni Bertacche su VicenzaPiù Viva n. 7

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Adunata Alpini 1991: striscione e sfilanti dell'ANA di Vicenza (foto farncesco Dalla Pozza)
Adunata Alpini 1991: striscione e sfilanti dell'ANA di Vicenza (foto farncesco Dalla Pozza)

Dalla stazione dei treni escono a frotte, abbracciati, cantando Sul cappello che noi portiamo, così coprono i diversi accenti e le lingue delle regioni di provenienza (articolo di annuncio della 91ª Adunata nazionale degli Alpini a Vicenza del facile profeta Giovanni Bertacche ripreso da VicenzaPiù Viva, disponibile nelle 115 edicole di Vicenza e dintorni, nella nuova sede di Contrà Vittorio Veneto 68 e online per gli abbonati – clicca qui).

Si intendono meglio con La montanara o Era una notte che pioveva. Quanti sentimenti in quelle melodie dei tempi di guerra: sono le canzoni il codice che accomuna tutti, il nord e il sud, il graduato e il militare. Avanzano sul viale Roma in cerca della “baita” ove stare insieme, di fronte a un bicchiere di vino. Ma per chi arriva con i pullman o anche con i veicoli privati trova punti di ristoro in piazza Castello, in piazza S. Lorenzo, contrà Garibaldi, contrà Catena, piazza Matteotti.

Concerto del neonato coro Alpini di Vicenza a Monte Berico in attesa dell'adunata nazionale del 2024
Concerto del neonato coro Alpini di Vicenza a Monte Berico in attesa dell’adunata nazionale del 2024

Così si ha modo di visitare la città soprattutto per coloro che, provenendo da lontano, non hanno mai avuto occasione di vedere Vicenza dal vivo. Le piazze sistemate, fondo stradale levigato, fontane in funzione, monumenti di personaggi appropriati o adeguati allo spazio in cui si trovano.

È una prova generale.

Nessun veicolo non solo in movimento ma nemmeno in sosta, lungo le vie o nei parcheggi delle piazze. La città, la nostra, proprio a misura d’uomo, del resto il centro storico è racchiuso in un perimetro agevolmente percorribile a piedi.

Tanto più che Vicenza è un teatro a cielo aperto per il suo patrimonio artistico per cui è stata dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’Unesco per i numerosi contributi architettonici di Andrea Palladio.

Un’adunata quella degli Alpini che non può non arricchire culturalmente i fortunati che vi partecipano. Ma anche i vicentini ne ricevono un contraccambio non solo mostrando una città d’autore e per questo unica al mondo, ma per l’interesse che le sue architetture suscitano in ogni continente.

A cominciare dalla Piazza Maggiore ove si concentrano le opere più invidiateci. Dalle palladiane la Basilica e la Loggia del Capitanio ma anche quel Monte di Pietà che nella sua compostezza, peccato per la pressoché totale sparizione dell’affresco sulla facciata, ben si accompagna alle opere di epoca successiva del Grande Maestro.

Quella piazza radunerà nel ricordo, durante l’alza bandiera, i quattro sacrari del Pasubio, di Asiago, del Cimone, del Grappa così come del Monte Ortigara.

Un momento toccante per gli Alpini e pure per la città di Vicenza al centro dei combattimenti durante la Prima guerra mondiale sulle proprie montagne.

La sfilata all’indomani dei vessilli e dei gonfaloni unirà ancora una volta le due piazze principali della città, da Porta Castello a Piazza dei Signori.

Sarà di scena anche il teatro Olimpico. La presidenza nazionale degli Alpini incontrerà, in quello straordinario complesso, le sezioni estere e le delegazioni della federazione internazionale dei soldati di montagna e i militari stranieri.

Di certo non potrà mancare, a un appuntamento così clamoroso, la villa più ammirata e riprodotta al mondo, la Rotonda, che ospiterà un “concerto risorgimentale” in una serata che ricorda il 175° anniversario dello scontro eroico tra la resistenza vicentina e le truppe austriache. Una vicenda ancora molto sentita e che farà guadagnare alla città la prima delle due medaglie d’oro al valore militare affisse alla bandiera cittadina.

Alpini a piazza Castello nel 1991 (foto Francesco Dalla Pozza)
Alpini a piazza Castello nel 1991 (foto Francesco Dalla Pozza)

Della giornata conclusiva posso intanto riferire di quella vissuta 33 anni fa, nel 1991, di cui mi è rimasto vivo il ricordo anche perché si svolse proprio negli stessi giorni di maggio. Allora vi potei assistere con tutta la famiglia, moglie e figli, dal secondo piano ove tenevo l’ufficio che dava su viale Roma.

Folla all'Adunata degli Alpini a Vicenza nel 1991 (foto Francesco Dalla Pozza)
Folla all’Adunata degli Alpini a Vicenza nel 1991 (foto Francesco Dalla Pozza)

Certo allora non c’era il monumento agli alpini di fronte alla stazione, né il caffè Moresco che fungeva da quartier generale. In compenso a pochi passi da dove mi trovavo c’era addirittura il centro operativo, alloggiato nel salone Cristallo dei Giardini Salvi, con le occasioni di poter incontrare persone note o meno note provenienti da quel mondo, che fossero locali o che arrivassero da più lontano.

Monumento degli alpini di fronte alla stazione ferroviaria (foto di Francesco Dalla PozzaI
Monumento degli alpini di fronte alla stazione ferroviaria (foto di Francesco Dalla PozzaI

Allora sul palco d’onore c’era Francesco Cossiga in veste di presidente della Repubblica con a fianco il presidente della Giunta Regionale del Veneto Gianfranco Cremonese, vicentino di nascita, e la vicepresidente Amalia Sartori della Valdastico.

Apertura del corteo degli alpini nel 1991 (foto di Francesco Dalla Pozza)
Apertura del corteo degli alpini nel 1991 (foto di Francesco Dalla Pozza)

La sfilata quella, la 64ª, durata la giornata intera, “la nostra è la provincia più alpina d’Italia” (copyright Possamai, attuale sindaco) e dunque un onore parteciparvi anche dai paesini più sperduti, si concluse come di rito con i padroni di casa, la sezione di Vicenza “Monte Pasubio”.

Recavano una scritta piuttosto esilarante: “meglio magnare GATTI che ingoiare ROSPI”. Il riferimento ai felini è palese per un vicentino meno invece l’alternativa, se puramente oppositiva o se significasse un qualcosa di preciso.

Comunque, gli alpini di Vicenza, finito quell’evento clou, si dovevano preparare a un altro, più che insolito, anzi storico, accadimento.

A settembre di quello stesso anno arrivò a Vicenza Papa Giovanni Paolo II. E gli alpini dedicarono tutte le loro energie alle attività logistiche e al servizio d’ordine. Tanto che a conclusione dell’annata così densa di impegni a favore della comunità, l’amministrazione comunale conferì la medaglia d’oro quale Associazione Benemerita alla sezione di Vicenza che, intanto, festeggiava il 70° compleanno dalla fondazione.

Tornati all’oggi, ecco un qualche ulteriore suggerimento ai tanti venuti da lontano per vedere qualcosa ancora di Vicenza.

A cominciare dalle Gallerie d’Italia, il primo museo nazionale della fondazione Intesa San Paolo, seguito da quelli di Milano, Torino, Napoli e che si caratterizza all’interno di un edificio barocco, straordinario in una città rinascimentale, per le collezioni di ceramiche attiche e magno-greche. Annualmente poi viene proposto un itinerario tematico che prevede l’esposizione di un nucleo di opere.

Una visita, almeno, al Palazzo Chiericati sia come architettura, sempre opera del nostro Palladio, sia al museo civico che espone più di 35 mila opere tra dipinti, sculture, grafica, giocattoli, arti applicate.

Non si potrà dire, così, di aver conosciuto Vicenza con i suoi immensi tesori ma di certo l’assaggio dei tre giorni farà sorgere il desiderio di ritornarvi non un’altra volta, ma più volte, preferibilmente in compagnia di familiari, amici, conoscenti per soffermarsi su aspetti, qui nemmeno accennati, di una città tutta da scoprire.

Accanto agli eventi tipici dell’adunata alpina e ai rapidi avvistamenti della città, il visitatore dovrà sentirsi un ospite ben accetto soprattutto nei momenti liberi dai previsti impegni. È un modo garbato per invitarlo a tornare, nei fine settimana o in caso di particolare distanza, almeno qualche altra volta.

Ai vicentini l’onorato impegno per far conoscere e apprezzare la loro città.